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Storia dei sistemi Commodore

Idek Tramielski alias Jack Tramiel

Verso la fine degli anni settanta Commodore iniziò quella che viene definita “alfabetizzazione informatica”: i computer cominciarono finalmente ad entrare nelle case grazie alla riduzione del prezzo finale e alla semplificazione del loro impiego.

La storia di questa azienda inizia quando il polacco Idek Tramielski (conosciuto anche col nome di Jack Tramiel), dopo esser sopravissuto al Secondo Conflitto Mondiale (fu prigioniero ad Auschwitz insieme alla sua famiglia) e dopo esser migrato negli USA per intraprendere la carriera militare, nel 1953 (insieme all’amico Manny Kapp) decide di cambiare vita acquistando un piccolo negozio situato nel Bronx di New York con l’intento di trasformarlo nella sede della Commodore Portable Typewriter Company.

A quell’epoca la Commodore si occupava della vendita e della riparazione di macchine da scrivere, nonché della distribuzione (in buona parte del Nord America) di alcune calcolatrici prodotte in Italia dalla Olivetti.

 

Per aggirare alcune restrizioni imposte a chi importava prodotti dall’Europa, nel 1955 Tramiel si trasferisce a Toronto (Canada) dando vita alla Commodore Business Machines Ltd, società che nel 1962 viene quotata in Borsa con azioni dal valore di 2,50 dollari cadauna.

 

Irving Gould

Nel 1966 l’imprenditore canadese Irving Gould diventa uno dei principali azionisti acquisendo il 17% della Commodore, operazione che porta nelle tasche della società circa 400.000 dollari.

Verso la fine degli anni sessanta la concorrenza giapponese nel campo delle macchine da scrivere e delle addizionatrici diventa insostenibile e così Tramiel decide di puntare tutto sulle calcolatrici elettroniche.

Nel 1975 però la Commodore subisce un brusco colpo: il suo principale fornitore di componenti elettrici (la Texas Instruments) decide di entrare autonomamente nel mercato, vendendo calcolatrici ad un prezzo decisamente inferiore rispetto agli altri competitori.

Jack Tramiel intuisce allora l’importanza di auto-prodursi i chip da destinare ai propri prodotti e così nel 1976, grazie ad un ulteriore finanziamento da parte di Irving Gould, Commodore acquisisce la MOS Technology, un’azienda produttrice di ottimi microprocessori ma in forti difficoltà economiche.

Chuck Peddle

 

Qui Tramiel conosce Chuck Peddle, un ingegnere dotato non solo di una grande passione per l’elettronica ma anche di un forte fiuto per gli affari. Peddle riesce a convincere Tramiel sulle capacità di un microprocessore di sua invenzione (il MOS 6502, creato nel Settembre del ‘75) da impiegare come “cuore” di alcune nuove apparecchiature che, a suo avviso, saranno il futuro del mercato e della scienza: i Personal Computer.

 

 

Commodore PET 2001

Come unica condizione, Tramiel impose di mantenere i costi al minino (in modo da non avere rivali sul mercato) e nel Dicembre del 1977 venne finalmente presentato il Commodore PET 2001 (Personal Electronic Transactor) che, insieme all’ Apple II della rivale Apple Computer, diventa uno dei primi personal computer della storia.

Il PET 2001 aveva il vantaggio di essere un sistema “tutto in uno”: nello stesso involucro erano infatti presenti monitor (in grado di visualizzare “solo testo”), CPU, tastiera e un registratore a cassette come memoria di massa.

Oltre al processore 6502 da 1Mhz, ai 4Kb di RAM, ad un elementare linguaggio Basic e ad un sistema operativo installati sulla ROM da 14Kb, il successo di questa macchina è dovuto al prezzo di vendita relativamente contenuto (circa 600 Dollari).

 

Negli anni successivi (fino al 1984) i sistemi PET 8-bit vengono evoluti con la continua introduzione nel mercato di nuovi modelli (circa 58) sempre più aggiornati, dal Commodore PET 2001 da 8Kb di RAM al Commodore CBM 730, quest’ultimo dotato di processore 6509.

 

Commodore VIC-20

Nel 1980 Chuck Peddle abbandona la Commodore a causa di alcune incomprensioni con Tramiel. Nonostante la dipartita dell’ingegnere, nel 1981 il chip 6502 viene ancora impiegato per il nuovo Commodore VIC-20 (Commodore VIC-2001 in Giappone).

Progettata da Michael Tomczy e da Bob Yannes, questa nuova piattaforma viene indirizzata ad un pubblico casalingo e identificata con il termine Home Computer.

 

Il prezzo piuttosto basso fissato a 299 Dollari, la possibilità di utilizzare videogiochi e la forte campagna promozionale spinta dalla frase (coniata dallo stesso Jack Tramiel) “Computer per le masse, non per le classi” fanno del VIC-20 il primo computer a vendere più di un milione di unità.

 

Commodore 64

Nel Gennaio del 1982 viene presentato all’ International Winter Consumer Electronics Show di Las Vegas il Commodore 64.

Entrato in commercio nell’Agosto dello stesso anno al prezzo di 595 Dollari, grazie alle sue notevoli potenzialità (processore 8-bit 6510 con 64Kb di RAM, 20KB di ROM, chip audio e video dalle capacità avanzate) nonché alla facilità d’uso, il C64 riscuote un successo senza pari diventando il computer più venduto della storia (17 milioni di unità)

 

Così come per il VIC-20 anche per il Commodore 64 vengono in seguito commercializzate alcune varianti, tra cui ad esempio:

Commodore MAX Machine

 

Commodore MAX Machine (noto anche come Ultimax o VIC-10), presentava lo stesso processore 6510 ma con solo 2.15 KiB (Kibibyte) di RAM. Funzionante a cartucce e venduto esclusivamente in Giappone si rivela subito un insuccesso.

 

Commodore SX-64

 

Commodore SX-64 (o Commodore 64 Executive), versione portatile del C64 con schermo da cinque pollici integrato. Introdotto nel 1984 al prezzo di 995 Dollari, è il primo computer portatile a colori della storia.

 

Commodore Educator 64

 

 

 

Commodore Educator 64, esteticamente simile a un Commodore PET (con un monitor a fosfori verdi integrato), venne impiegato come strumento di educazione in alcune scuole americane.

 

 

 

Commodore 64CCommodore 64G

 

Commodore 64C e Commodore 64G, dotati di una nuova scheda madre e di un design più compatto.

 

 

 

Dalle vendite del Commodore 64 l’azienda ne ricava un fatturato che supera il miliardo di dollari. Gli introiti elevati generano però forti dissapori tra i principali azionisti che vedono Tramiel (e i suoi tre figli) come una figura ingombrante per il futuro dell'azienda.

Nel Gennaio del 1984 Jack Tramiel abbandona definitivamente la società; poco tempo dopo acquista e diventa presidente di un’altra grande realtà del settore informatico: l’Atari.

Alla guida della Commodore passa Irving Gould che purtroppo vede andare via anche alcuni ingegneri autori dei principali successi della “Grande C”.

Sempre nel 1984 vede la luce la serie 264, composta da tre modelli:

Commodore 16

 

Commodore 16, presenta un processore 7501 (un’evoluzione di quello montato sul C64) ma una scarsa capacità di memoria RAM.

 

Commodore 116

 

Commodore 116, anch’esso dotato di scarsa memoria e impossibilitato a gestire giochi con una grafica avanzata.

 

Commodore Plus/4

 

Commodore Plus/4, il modello più avanzato della serie 264 che tuttavia non propone nulla di innovativo rispetto ai sistemi concorrenti targati Apple e Sinclair.

 

 

Una caratteristica che segna l’insuccesso di questi nuovi computer è la completa incompatibilità con il software prodotto per Commodore 64, che così continua ad essere il modello più venduto.

Nell’84 Commodore compie comunque un passo importante: l’acquisizione della Amiga Corporation, dalla cui unione vedranno la luce, a partire dal 1985, i sistemi Amiga (per maggiori informazioni vai all’approfondimento “Storia dell’Amiga”).

Commodore 128

Ad ogni modo Commodore prosegue anche con la propria line-up con l’introduzione, nel Gennaio del 1985, del Commodore 128. Questa piattaforma 8-bit, pur essendo pienamente compatibile con il software del Commodore 64 e pur avendo delle caratteristiche tecniche in linea con la concorrenza, non gode del successo sperato a causa del prezzo non molto competitivo e del continuo interesse suscitato dal sistema operativo MS-DOS a scapito del CP/M (quest’ultimo utilizzato nei modelli Commodore).

 

 

Commodore 64GS

Negli anni successivi Commodore compie una lunga serie di errori e ben presto si trova sommersa dai debiti. Ciò nonostante nel 1990 la società introduce (esclusivamente in Europa) il Commodore 64 Games System (abbreviato C64GS), semplicemente un Commodore 64 trasformato in una console a cartucce. Tuttavia la tecnologia vecchia di ormai otto anni lo resero poco attraente soprattutto se paragonato ai sistemi rivali di Sega e Nintendo.

 

 

Commodore CDTVEnciclopedia Italiana Grolier

Le componenti obsolete sono la causa dell’insuccesso di un’altra macchina: il Commodore CDTV. Commercializzato a partire dal 1991, purtroppo questo sistema dal look accattivante (simile ad un Hi-Fi), pur essendo il primo PC ad avere incorporato un lettore CD, ha un cuore basato sulla scheda madre dell’Amiga 500, tecnologia uscita nel 1987 e quindi piuttosto datata.

A complicare il tutto si aggiunge un prezzo troppo elevato (999 Dollari) e lo scarso supporto hardware e software.

In Italia venne distribuita una confezione speciale con inclusa l’Enciclopedia Italiana Grolier, un’opera multimediale dal valore (all’epoca) di circa 750.000 Lire.

 

Le numerose perdite finanziarie, le multe causate dall’infrazione di alcune norme inerenti all’importazione e all’esportazione di merci in America, e i continui fallimenti in ambito commerciale, alla fine spinsero i dirigenti Commodore a chiudere definitivamente i battenti nell’Aprile del 1994.

Negli anni a seguire tutti i progetti Commodore e Amiga passarono in mano ad altre società con scarsi risultati.

Ultimamente una piccola realtà di nome Commodore Consumer Electronics è apparsa sul mercato con alcuni oggetti destinati all’elettronica di consumo, quali ad esempio i lettori Mp3.