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Storia dell'Intellivision

Dave Chandler

Gli anni settanta sono un periodo importante per il panorama videoludico poiché si diffondono nel mondo i primi cabinati, i primi home computer e le prime console. Le più importanti società pioniere furono la Magnavox (con la console Odyssey), la Commodore (con gli omonimi computer della serie PET) e la Atari (dapprima con i cabinati e poi con il famoso Atari VCS 2600).
Tra queste realtà troviamo però anche la Mattel, che, se inizialmente aveva assunto un ruolo di semplice osservatore, intorno al 1977 si convinse ad entrare nel mondo dell’intrattenimento elettronico con i primi giochi portatili, distribuiti sotto il marchio Mattel Electronics.

Considerato il successo di questi apparecchi, Mattel, sotto la guida dell’ingegnere Dave Chandler (detto anche “Papà Intellivision), iniziò a progettare l’hardware per una console, affidando lo sviluppo del software ad una società esterna: la APH Technological Consulting.

 

Intellivision

Verso la fine del 1979 venne effettuato una sorta di lancio di prova, e l’Intellivision fece il suo esordio nella città di Fresno (California), accompagnato da quattro giochi: Poker & Blackjack, Math Fun, Armor Battle e Backgammon.

Il riscontro del pubblico fu positivo e, pochi mesi dopo, Mattel distribuì la console anche nel resto degli Stati Uniti d’America. Per questo motivo il 1980 è considerato l’anno di debutto ufficiale dell’Intellivision.

George Plimpton testimonial di Intellivision


Per imporsi sulla concorrenza Mattel attuò una campagna pubblicitaria con testimonial George Plimpton, famoso giornalista sportivo americano, nella quale, senza mezzi termini, veniva messa a confronto la tecnologia dell’Atari 2600 con quella più all’avanguardia dell’Intellivision.

 

 

 

Don Daglow

La console Mattel si rivelò un successo, al punto che, per lo sviluppo dei giochi, la società decise di non appoggiarsi più alla APH, ma di assumere un gruppo interno di programmatori, in seguito soprannominati i Blue Sky Rangers. Tra di essi spicca il nome di Don Daglow, famoso sviluppatore noto per aver ideato le prime simulazioni di baseball, nonché alcune celebri saghe di RPG (tra le più recenti quella di Neverwinter Nights).
Insieme a Daglow, i primi membri furono Gabriel Baum, Rick Levine, Mike Minkoff e John Sohl. Per farsi un’idea del successo riscosso inizialmente dall’Intellivision basti pensare che questo gruppo di programmatori passò in poco tempo da cinque a ben centodieci individui.

 

Intellivision Keyboard Component

Nel 1981 Mattel Electronics divenne una realtà separata dall’azienda madre. Lo stesso anno fu annunciato un upgrade: la Keyboard Component (conosciuta anche come Blue Whale o Intelliputer), una tastiera (con tanto di registratore incorporato) che avrebbe trasformato l’Intellivision in un vero home computer. Così come la console, anche questo add-on fu inizialmente distribuito solo in particolari e pre-selezionati punti vendita, oppure tramite corrispondenza.
Gli elevati costi di produzione e di distribuzione (che, tra l’altro, comportavano un prezzo di vendita al pubblico altrettanto alto, pari a 600 Dollari) convinsero Mattel Electronics a non distribuire, su larga scala, la tastiera.

 

Intellivoice

Nonostante questo abbaglio le vendite dell’ Intellivision e dei relativi giochi continuarono ad incrementare. Nel 1982 la console venne lanciata anche in Europa e Giappone, raggiungendo inoltre il traguardo di due milioni di unità vendute. Lo stesso anno entrò in commercio anche l’Intellivoice, un modulo aggiuntivo per la sintesi vocale, che permetteva, ad apposti videogiochi, di godere di voci alquanto realistiche.

 

 

Intellivision ECS

Verso la fine dello stesso anno tornò però a farsi sentire lo spettro del Keyboard Component. Gli acquirenti Intellivision chiedevano l’add-on con insistenza, ma, come già detto, Mattel aveva interrotto la produzione. A causa di questa decisione, la società subì comunque una serie di controlli da parte della Federal Trade Commission, la quale sospettava che fosse in atto una frode. Sotto la minaccia di dover pagare una multa salatissima, all’inizio del 1983 finalmente Mattel distribuì l’ ECS (Entertainment Computer System), una versione più compatta della Keyboard Component, ma purtroppo con capacità ridotte e di scarso interesse per il consumatore.

 

 

Intellivision II

Ad ogni modo il 1983 segnò anche l’arrivo negli USA dell’ Intellivision II, una versione riveduta del modello originale, con un look più squadrato, nuovi colori, controller rimovibili, e soprattutto una circuiteria più economica che garantiva a Mattel minori costi di produzione ed un prezzo di vendita finale più invitante (circa 150 Dollari).

 

 

System Changer

L’attrattiva maggiore dell’Intellivision II era la piena compatibilità con il System Changer, un altro componente aggiuntivo che permetteva alla console Mattel di utilizzare i videogames dell’Atari 2600 (il System Changer aveva sostanzialmente lo stesso hardware del VSC 2600).
Questa compatibilità, oltre a non andare a genio ad Atari (che pare si sia limitata a minacciare di agire per vie legali), rese Intellivision II la console dal parco titoli più ampio dei primi anni ottanta.

 

Nonostante tutto l'Intellivision II non arrivò mai in Europa; il giro d’affari della Mattel subì infatti un brusco calo: l’arrivo di nuove console e nuovi home computer, le perdite derivate dall’insuccesso del Keybord Component e dell’ECS, la serrata e continua introduzione di giochi di dubbia qualità (causa della crisi del mercato videoludico), portarono Mattel a dichiarare perdite pari a 300 milioni di Dollari.
Come risultato all’inizio del 1984 Mattel Electronics chiuse definitivamente i battenti.

 

Intellivision III

I diritti di Intellivision e del relativo software furono venduti alla INTV Inc. (società fondata proprio da alcuni membri della ex Mattel Electronics) che continuò a vendere console e giochi ai grandi magazzini.
Poco prima che le scorte di magazzino finissero, nel 1985 venne introdotto l’ Intellivision III (o INTV System III), un ulteriore restyling compatibile con Intellivoice ma non con il System Changer.

 

Negli anni a seguire INTV Inc. portò a termine e commercializzò alcuni videogiochi rimasti incompleti a causa del crollo della Mattel Electronics.
Ciò permise all’azienda di sopravvivere nonostante l’ingresso sul mercato dei nuovi sistemi targati Nintendo e Sega.

Al Consumer Electronics Show tenutosi a Chigaco, nel 1987 fu addirittura presentato l’ Intellivision IV (noto anche come INTV System IV), una piattaforma che però non venne mai commercializzata.

La INTV continua la sua attività fino al 1991. In seguito le console e i giochi rimanenti furono venduti, fino ad esaurimento scorte, attraverso la catena Radio Shack, o via posta attraverso Telegames.

Le stime indicano che, in dodici anni, Intellivision ha venduto circa tre milioni di unità. I giochi ufficialmente prodotti sono invece 125.

Come per tutte le grandi console che hanno fatto la storia dei videogames, anche per Intellivision persistono tuttora piccole realtà di appassionati che si dedicano a progetti amatoriali. Gli stessi Blue Sky Rangers nel 1995 fondarono un sito dedicato all’Intellivision.
Non mancano inoltre raccolte ufficiali distribuite per alcune delle più importanti console moderne, come l’antologia Intellivision Lives! apparsa su Nintendo DS, Game Cube, PC, PlayStation 2 e Xbox.