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Hamlet or the Last Game Without MMORPG Features, Shaders and Product Placement

Sviluppato da mif2000, e rilasciato fra il 2010 ed il 2012 su PC e dispositivi iOS e Android, Hamlet or the Last Game Without MMORPG Features, Shaders and Product Placement è uno dei videogiochi coi titoli più lunghi di sempre (al pari di cose come Il Signore degli Anelli: La Battaglia per la Terra di Mezzo II: L’Ascesa del Re Stregone e simili).

L’AMLETO CHE VENNE DAL FUTURO
Il menù di gioco ha una apertura ‘disneyana’, con un grosso libro aperto e sullo sfondo motivi da tappezzeria anticheggiante. Questo avvio, insieme a circa i primi due o tre secondi di gioco, lascerebbero presagire una storia grosso modo tradizionale. Ci sono Amleto e Ofelia, ci sono il perfido Claudio ed il ciambellano Polonio, e parrebbe una cartoonesca versione ridotta dell’opera shakespeariana. Questo fino al momento in cui, un istante più tardi, un disco volante atterra sul povero Amleto, mettendolo fuori gioco. Spetta dunque al buffo omino del futuro, guidatore del disco volante, prendere il posto del protagonista per evitare una insanabile frattura nel continuum spaziotemporale. Da questa assurda premesse si dipana poi una storia ancor più assurda, che ripercorre in maniera piuttosto vaga l’Amleto di Shakespeare. L’opera originaria è presente giusto come sostrato alla vicenda, che si sviluppa poi in direzioni inaspettate, fra avventure nel ventre di un pesce gigante e battaglie a colpi di raggi laser. 

IMPROBABILI ENIGMI
L’improbabile vicenda del gioco è fruita dal giocatore attraverso un sistema da avventura grafica semplificata, in buona sostanza. L’avventura si suddivide in differenti “quadri” da superare, attraverso la soluzione del rompicapo di turno. I differenti enigmi oscillano fra il geniale e l’incomprensibile, e richiedono di volta in volta differenti approcci. In alcuni casi ad esempio è richiesta una modalità di gioco che si avvicina un po’ a quei titoli definiti “a oggetti nascosti”, in cui si finisce per cliccare in giro sullo scenario cercando di scoprire quale componente produca un determinato effetto. In altri casi invece è necessario scoprire determinate combinazioni o sistemare dei tasselli a guisa di puzzle. Non mancano in alcune schermate degli elementi di voluto depistaggio rispetto alla reale soluzione dell’enigma; una tecnica – questa – definita red herring (aringa rossa) nella narrativa, ossia un elemento che allontana l’attenzione del lettore (in questo caso del videogiocatore) dal risultato corretto che è già sotto i suoi occhi. In questi casi la scoperta della reale soluzione è solitamente un momento divertente, per certi versi positivamente liberatorio. La curva di difficoltà è invece piuttosto oscillante, con momenti molto semplici a cui si inframmezzano dei veri e propri colli di bottiglia, in cui un rompicapo poco chiaro rende ostico il procedere dell’avventura. Sono presenti persino delle ‘boss fight’ con tanto di barre della salute, cosa piuttosto insolita (ma non unica) per una avventura punta e clicca.

SEMPLICEMENTE BREVE
In Hamlet or the Last Game Without MMORPG Features, Shaders and Product Placement è quasi più lungo il titolo del videogioco stesso. Mettendo in conto una certa difficoltà di alcuni schemi, che rallentano l’avanzamento del giocatore, è possibile arrivare alla (bizzarra) conclusione dell’avventura in una o al massimo due ore. Al contrario, se si hanno già in mente i vari enigmi, o si è particolarmente dotati nel risolverli, una buona mezz’ora è più che sufficiente. Bisogna anche ricordare, d’altra parte, che il videogioco è venduto ad un prezzo piuttosto basso, e che nasce proprio come veloce e divertente stuzzichino. Semplicità e brevità sono le sue debolezze ma anche i suoi punti di forza, in vista di come è stato concepito. Non come una lunghissima avventura, o come una riflessione filosofica, ma come un divertissement spensierato, in cui ‘giocare’ con la storia di Amleto. Scomodando il regista teatrale Tadeusz Kantor si può parafrasare qui ciò che lui disse a proposito di riproporre l’opera di Witkiewicz, giocando sul significato ambivalente dell’inglese “play”: giocare e mettere in scena. Il presente videogioco “mette in scena” Amleto, con una sua riproposizione per certi versi teatrale, ma al tempo stesso “gioca” con Amleto. E non lo fa solo, banalmente, in quanto videogioco, ma per il modo in cui riprende e manipola a suo piacere la materia dell’opera originaria. Il risultato è questa trasposizione molto diretta, semplice, libera da qualsiasi debito nei confronti del testo di partenza. Un videogioco “punk”, in un certo senso.

Un divertissement, un divertimento, più che un capolavoro. Un videogioco ottimo per sperimentare qualcosa di diverso per un paio d’ore, magari fra un ‘titolone’ e l’altro. Poco probabile forse imparare qualcosa su Shakespeare (a parte, magari, i nomi di qualche personaggio), ma nei suoi guizzi di follia sa strappare più di una risata, tanto più se già si conosce l'opera originaria. Da provare come breve parentesi rispetto ai “soliti giochi”.

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di Francesco Toniolo

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L'uomo dietro al videogame

Hamlet or the Last Game Without MMORPG Features, Shaders and Product Placement

Denis Galanin, anche noto come mif2000, è un game developer russo con oltre dodici anni di esperienza nel settore videoludico. Ha lavorato con Targem Games a titoli come Battle Mages (2003) e Battle Mages: Sign of Darkness (2005), rispettivamente come game designer's assistant e mission designer. Dal 2008 è uno sviluppatore indipendente, ed ha realizzato Hamlet or the Last Game Without MMORPG Features, Shaders and Product Placement (2010), oltre a diversi piccoli videogiochi sperimentali.

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