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Real Horror Stories Ultimate Edition

Versione Android - Real Horror Stories

Real Horror Stories Ultimate Edition (2014) è la versione “riveduta e corretta” di Real Horror Stories, piccolo videogioco di GameOre uscito nel 2013 e tutt’ora giocabile gratuitamente sui browser (oltre che su dispositivi Android e - al costo di 99 centesimi - iOS), mentre quest’ultima versione è presente su Steam all’accessibile prezzo di 1,99€.

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Parlando di Real Horror Stories Ultimate Edition la terminologia assume una particolare importanza. Si parta dalla definizione che viene fornita del genere cui appartiene il titolo: una avventura horror punta e clicca. Solitamente con questi termini si fa riferimento a videogiochi ad enigmi, in cui bisogna raccogliere oggetti, farli interagire, parlare con differenti personaggi e via dicendo. In questo caso, invece, l’azione consiste esattamente nelle due parole “punta” e “clicca”. I differenti livelli di gioco sono delle schermate fisse, su cui muovere il cursore fino a vederlo cambiare, individuando così i punti di interazione, su cui cliccare più e più volte fino a trovare la soluzione. Gli enigmi sono spesso stupidamente criptici, per aumentare in maniera forzosa la durata del videogioco, che altrimenti potrebbe essere portato a termine in una decina di minuti scarsi. Il più delle volte una valanga di click sullo schermo, a forza di tentativi, risolve la situazione, ma talvolta le combinazioni possibili sono troppe, ed allora ci si può scervellare, nel tentativo di seguire la perversa logica del titolo, che arriva persino a consigliare una consultazione del Deuteronomio in cerca della risposta (comunque per nulla immediata). Noia e frustrazione sono i risultati più facilmente ottenibili, a fronte di ‘enigmi’ troppo caotici ed ingarbugliati per rappresentare una reale sfida intellettiva.

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L’estrema ripetitività a cui viene spinto il giocatore non ha il solo scopo di ritardare la fine dell’avventura, ma anche di sostenere la ‘paura’, termine necessariamente utilizzato qui in modo improprio. Di nuovo una questione terminologica: la parola “horror” nel titolo porta ad un breve accenno sulla costruzione del terrore in un videogioco (o anche un audiovisivo di altra natura). Si può costruire una tensione progressiva, giocare sulla paura dell’ignoto, sul mostrare e nascondere al tempo stesso, ecc., oppure si può puntare sul “jumpscare”, sullo spavento improvviso. Quest’ultima è la scelta più semplice da mettere in atto, e per quanto alle volte risulti efficace, rischia di cadere facilmente nella banalità e di non incidere, tanto più se inserita al momento sbagliato, come avviene in Ultimate Horror Stories. In questo caso il maggior problema è la prevedibilità: alla fine di ogni livello compare qualcosa sullo schermo, all’improvviso, e ben presto il giocatore apprende questa dinamica quasi costante. La ripetitività del gioco cerca di ‘ingannare’ artificiosamente il fruitore, tenendolo impegnato in una “caccia al pixel” per farlo concentrare su questa ricerca della soluzione, in modo da coglierlo impreparato col jumpscare successivo. I problemi però, oltre a quelli già elencati, riguardano la distrazione che deriva dalla troppa ripetitività (quando cercherebbe l’effetto contrario) e la pochezza degli stessi jumpscares, per tecnica ed inventiva.

REALE (QUI?)
Per continuare con l’analisi terminologica, si segnala anche il termine “real” presente nel titolo. Si potrebbe essere autorizzati a credere che il videogioco sia una raccolta di leggende metropolitane (tutte ‘vere’ a detta di chi le racconta, come ben noto) o qualcosa del genere. In realtà, però, il videogioco propone una ‘storia’ – anche qui termine necessariamente impiegato impropriamente – che potrebbe essere una di queste leggende. Il videogioco non ha in realtà alcun genere di narrazione, se non appena lontanamente evocata, a parte il generico “racconto videoludico” costituito dal fatto che il giocatore agisca per far proseguire l’avventura. Si può intuire che il protagonista del gioco, partendo da un bosco, scenda poi sottoterra fino all’inferno o ad un posto similare. Nulla di più. Ogni tanto compaiono anche documenti come articoli di giornale, anch’essi privi di alcun legame fra loro. La maggior realtà portata da questo videogioco, insomma, riguarda le discussioni nate in rete sulla correttezza o meno di rappresentare un papa crocefisso all’inferno, in uno dei livelli di gioco. Anche qualche elemento di possibile interesse, mutuato da reali storie o miti come il demone Pazuzu, sono inseriti piuttosto a casaccio in quello che pare un grosso calderone dal contenuto irriconoscibile.

Come nelle migliori composizioni ad anello si può recuperare l’espressione iniziale “riveduto e corretto”, dicendo invece che questa Ultimate Edition avrebbe dovuto “rivedere e correggere”, ma al di fuori di alcune aggiunte marginali (fra cui un poco interessante finale multiplo) l’unica modifica significativa è la presenza di un costo. Quasi un non-gioco dall’interattività distorta, in cui ogni parola che lo definisce va in realtà ad indicare qualche altra cosa.

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di Francesco Toniolo

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Real Horror Stories Ultimate Edition - Trailer

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