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Boot Hill

Dopo il successo di Gun Fight del 1975 (che traeva spunto da Western Gun, titolo pubblicato da Taito nello stesso anno), Midway affida ancora una volta a David Nutting l’idea di realizzarne un “seguito spirituale” che arriva nelle sale giochi nella Primavera del 1977.

CONTRO LA CPU
Rispetto a Gun Fight, il gameplay di Boot Hill rimane sostanzialmente invariato: due cowboy si fronteggiano ai lati di uno schermo, ciascuno con sei proiettili a disposizione e con un tempo limite entro cui colpire il maggior numero di volte l’avversario.
Come già accadeva nel titolo del ’75 il sistema di controllo prevede due leve: una che controlla il cowboy e l’altra dedicata all’inclinazione del suo braccio. In questo modo è possibile dare diverse traiettorie ai proiettili, i quali, come nel famoso Pong di Atari, hanno la capacità di rimbalzare toccando la parte superiore o inferiore dello schermo.
L’unica vera differenza di gameplay rispetto al passato consiste nel fatto che ora è prevista anche la modalità single-player. Anche nel caso l’avversario sia controllato dalla Cpu permane la sensazione di prendere parte ad una vera sparatoria, con il giocatore che deve scegliere se andare allo sbaraglio oppure se attendere il momento migliore riparandosi dietro agli sprite (cactus, alberi e carovane) che compaiono al centro del monitor.

GIOCO DI SPECCHI
Se dal punto di vista del gameplay non è stato fatto un grande lavoro di innovazione, altrettanto non si può dire per il lato estetico del coin-op: all’epoca gli sfondi ben definiti e colorati erano ancora un’utopia nel mondo dei videogame, e allora Midway pensò bene di creare uno sfondo western utilizzando un adesivo abbinato ad un gioco di specchi.
Ed è così che prende vita la verdeggiante Boot Hill, da cui prende il nome il gioco, che aiuta ad accrescere l’atmosfera. Da notare inoltre la lapide che raggiunge il cimitero della collinetta ogni volta che uno dei giocatori viene colpito: una simpatica presa in giro con tanto di marcia funebre come accompagnamento sonoro (altra novità).

Boot Hill non ha offerto un gameplay particolarmente innovativo, ma negli anni settanta il solo fatto di poter vedere uno sfondo colorato in un videogioco non era cosa da poco.

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di Emanuele Cabrini

Il cabinato di Boot Hill

Un appassionato ci mostra un coin-op ancora funzionante.

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