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Silent Scope

Ci sono videogiochi che fanno sentire pesantemente la differenza tra la versione Coin-op e quella casalinga non tanto per quanto riguarda l’aspetto grafico o sonoro, ma per quello che riguarda le periferiche utilizzate per giocare ed il modo in cui esse influiscono sul gameplay e l’immedesimazione.
Silent Scope, un arcade uscito nel 1999 e successivamente proposto su Dreamcast, PlayStation 2, GameBoy Advance e iPhone, è proprio uno di essi. Scopriamo perché.

IL SOLITO RAPIMENTO
La storia è piuttosto banale e scontata, ma trattandosi di un titolo immediato per sala giochi possiamo tranquillamente non scandalizzarci: durante un viaggio verso Chicago per motivi politici, il presidente degli USA e la sua famiglia sono stati rapiti. A noi abili cecchini videoludici il compito di affrontare i terroristi e salvare gli ostaggi.

AFFINARE I RIFLESSI
Al posto delle solite light-gun tipiche del genere, per il cabinato di Silent Scope gli sviluppatori hanno pensato bene di metterci tra le mani un fucile di precisione, in modo da farci immedesimare al meglio nel contesto. Il nostro alter-ego si muove su binari prestabiliti e il giocatore deve guardare nel mirino del fucile per scovare i terroristi prima che essi ci facciano assaggiare il loro piombo o prima che scada il tempo a disposizione per portare a termine lo scenario.
Impresa più facile a dirsi che non a farsi: il mirino è davvero molto sensibile ai movimenti e inquadrare i nemici che si spostano o che si trovano ai lati opposti dello schermo, non è cosa facile. A questo aggiungiamo i boss particolarmente ostici e il tempo che tende ad esaurirsi un po’ troppo alla svelta. Qua e la per lo scenario si trovano delle donzelle in bikini le quali, se inquadrate con il mirino, ci fanno guadagnare un punto vita. Tale espediente non serve però a rendere meno  complicato proseguire nel gioco, soprattutto negli ultimi frangenti in cui saremo costretti a muoverci in scenari completamente bui.

PORTING
Purtroppo per il porting casalingo non è stata creata nessuna periferica ufficiale, e quindi si è dovuto adattare il gameplay ai comuni joypad. Il risultato non restituisce il feeling del cabinato ma, a livello di divertimento, è comunque soddisfacente: premendo un tasto si attiva la funzione “mirino” che sposteremo con la leva analogica. Questo espediente ci permette di non dover più passare continuamente lo sguardo dal mirino del fucile allo schermo, rendendo meno macchinoso individuare gli avversari. Ciò nonostante Silent Scope resta comunque un titolo che richiede una certa dose di impegno, tempismo e riflessi.

“TI VEDO!”
Esteticamente Silent Scope non fa gridare al miracolo, ma ad ogni modo le ambientazioni (escludendo l’ultima sezione in cui praticamente arrancheremo nell’oscurità) sono interessanti. Ci sono inoltre delle biforcazioni, che di volta in volta ci permetteranno si scegliere se (ad esempio) affrontare un combattimento aereo piuttosto che cercare di colpire un terrorista impegnato nella fuga in un campo da Football Americano, o ancora di affrontare un boss lungo l’autostrada o in cima ad un lussuoso hotel.
Curioso è l’adattemente per GBA, che ripropone in grafica 2D alcuni scenari dell’originale e ne propone di inediti.

Il cabinato di Silent Scope ha goduto di una buona diffusione nonostante fosse uscito sulla scia del tramonto dell’era coin-op. Immediato ed affascinante grazie al fucile di precisione, non è però adatto a tutti a causa di un livello di difficoltà esigente. La versione casalinga (con tanto di minigiochi aggiuntivi) purtroppo non si avvale di una periferica ufficiale, ma pur perdendo il fascino dell’arcade, si tratta di una buona conversione che può comunque divertire l’appassionato del genere.

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di Emanuele Cabrini

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