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Eternal Darkness: Sanity's Requiem

Sarà per la forma o per il nome, ma all’apparenza il Game Cube veniva considerata una console con un target piuttosto giovane, e dunque con giochi dai toni spensierati ed allegri.
Nel 2002 però ecco arrivare Eternal Darkness: Sanity’s Requiem, un videogame sviluppato da Silicon Knights che trae ispirazione dai romanzi dei celebri Howard Philips Lovecraft (1890 – 1937) ed Edgar Allan Poe (1809-1849), ancora oggi tra i più acclamati poeti/scrittori statunitensi di letteratura horror.

UN TOMO MALEDETTO
Precisiamo subito che in Eternal Darkness: Sanity’s Requiem abbiamo la possibilità di impersonare (attraverso la suddivisione in capitoli) più personaggi vissuti in epoche differenti. Il tenebroso ed affascinante intrigo, messo insieme dagli sviluppatori, parte però dalla giovane Alexandra Roivas, una studentessa dell’università di Washington che decide di recarsi in una vecchia magione di famiglia nel Rhode Island  per indagare sull’omicidio del nonno, il Signor Edward Roivas.
Rovistando qua e la nella cupa abitazione, verremo presto a contatto con uno strano manoscritto: il Libro delle Tenebre. Da quel momento rivivremo alcuni attimi della vita di diversi individui che, nel corso di duemila anni, hanno inconsciamente collaborato per portare nel mondo reale alcune misteriose entità.
La trama che all’apparenza può sembrare banale, è invece piuttosto intricata e coinvolgente, un sensazionale viaggio nelle paure e nei tormenti che si nascondono nel profondo dell’animo umano.

E’ REALE?
Considerando la grande cura riposta nell’atmosfera e nelle sensazioni da trasmettere al giocatore, il gamplay di Eternal Darkness potrebbe quasi passare in secondo piano. Ad ogni modo troviamo un interessante elemento che distingue ulteriormente il gioco dai vari Resident Evil, Silent Hill o Alone in the Dark: l’indicatore di sanità mentale.
Incontrare una creatura del male è una cosa che scioccherebbe chiunque, compresi i vari protagonisti del gioco; ecco perché in Eternal Darkness dovremo cercare di sbarazzarci alla svelta delle mostruosità che ci troveremo di fronte. Se ciò non accade il nostro alter-ego si sentirà sempre più avvinghiato dalle tenebre, andando così incontro ad allucinazioni che, nei casi più gravi, andranno ad influenzare pesantemente sui controlli assegnati al joypad.
Da sottolineare come gli sviluppatori siano stati abili a diversificare il fattore sanità mentale a seconda del carattere del personaggio: un individuo con una forte consapevolezza di se stesso sarà meno portato a cadere vittima di allucinazioni.

Per affrontare i nemici avremo dalla nostra parte non solo oggetti materiali, come spade, fucili o altre armi che si differenziano a seconda del personaggio, ma anche incantesimi. A tal proposito Eternal Darkness offre un complesso sistema di rune e codici da decifrare e, all’occasione, combinare per dar vita a magie più o meno utili.
Il sistema di controllo risponde bene alle sollecitazioni, ma una migliore implementazione con gli incantesimi avrebbe reso alcuni momenti di gioco un po’ meno macchinosi.

THE DARKNESS COMES…
Una regia attenta alle inquadrature e una serie di ambientazioni sempre sinistre e talvolta dal gusto squisitamente ancestrale, aiutano a rendere unica l’atmosfera nonostante alcuni dettagli tecnici lascino intravedere una lavorazione iniziata su una console meno prestante del Game Cube (Eternal Darkness era previsto per Nintendo 64). I protagonisti dell’avventura risentono infatti di animazioni un po’ legnose e il design di alcuni mostri è invece un po’ spigoloso. Degni di nota invece i vari effetti di luce.
Ottimo lavoro per il comparto audio, che, come in ogni horror-game che si rispetti, è parte integrante dell’esperienza visiva.

Eternal Darkness: Sanity’s Requiem è la prova che il Game Cube non è stato concepito come una console esclusivamente per ragazzini. Inoltre ci troviamo di fronte ad un’esperienza ludica che, pur non essendo priva da qualche difetto, è in grado di trasmettere sensazioni degne dei grandi maestri dell’ orrore.

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di Emanuele Cabrini

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