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Resident Evil

Medaglia Consigliato da GameSearch.it Medaglia Valore storico

Versione Game Cube - Resident Evil: Rebirth

La paura è una sensazione strana e con varie sfaccettature, considerata da sempre un’emozione negativa da cui però l’uomo talvolta si sente attratto. Ce ne accorgiamo quando guardiamo un film dell’orrore, quando, nonostante la tensione, invece di girare canale o di spegnere il televisore stiamo incollati di fronte allo schermo, attratti dal desiderio di vedere ciò che ci spaventa ma che allo stesso tempo ci affascina.
Dopo alcuni tentativi (non sempre andati a buon fine), nel 1996 Capcom riesce a ricreare questa sensazione anche nel mondo dei videogiochi grazie a Resident Evil (Biohazard in oriente), un titolo che ha decretato il successo del genere Survival Horror.

UNA CASA POCO ACCOGLIENTE
La vicenda ha luogo nel 1998. L’elicottero della S.T.A.R.S. (Special Tactics and Rescue Service), una squadra speciale del Dipartimento di Polizia di Racoon City, scompare improvvisamente durante una missione di esplorazione.
Il team Bravo (gruppo interno della S.T.A.R.S.) era stato inviato tra le montagne Arklay e la foresta vicina alla città per indagare sulla scomparsa di alcune persone e su una serie di misteriosi omicidi.
Gli agenti Chris Redfield  e Jill Valentaine, partiti alla ricerca dei colleghi dispersi, si ritroveranno presto intrappolati in Villa Spencer, una magione che purtroppo nasconde più di qualche orribile segreto.

ANCHE L’OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE
Non potendo contare su una trama particolarmente originale, il fattore che indubbiamente contribuì a rendere Resident Evil un successo mondiale è stato l’incredibile impatto estetico. A differenza di Alone In The Dark (survival horror del 1992 da cui RE sembra trarre ispirazione), Capcom, guidata dal game designer Shinji Mikami, decide di utilizzare la grafica poligonale solo per i personaggi (mostri e umani) che si muovono in Villa Spencer, tutti dotati di fantastiche animazioni.
Gli ambienti isometrici si avvalgono invece di ottimi sfondi prerenderizzati e questo ha permesso agli sviluppatori di dar vita a un contesto estremamente realistico. Ad impreziosire l’opera troviamo una regia degna dei migliori film horror, che può vantare un sapiente utilizzo delle telecamere per dar vita a inquadrature claustrofobiche anche negli spazi più larghi.

SCAPPA!
I movimenti volutamente lenti del nostro alter-ego virtuale contribuiscono ad aumentare la sensazione di insicurezza che ci tiene sulle spine fino alla fine dell’avventura. Tra angusti corridoi, stanze misteriose e antri oscuri, saremo sempre angosciati, alla disperata ricerca di munizioni che, molto sapientemente, in Resident Evil tendono a scarseggiare.
Per questo motivo, nonostante nel corso del gioco troveremo fucili, lancia-granate e pistole, avremo sempre l’impressione di essere braccati, perfino nelle zone in cui regna il silenzio.

C’E’ QUALCUNO?
Capcom ha svolto un ottimo lavoro anche per quanto riguarda il comparto sonoro. Musiche quasi oniriche, sinistre e poco invadenti si alternano a stanze silenziose, dove ci ritroveremo a sperare che l’unico rumore saranno i nostri passi. Infatti, quando attraverseremo la porta di un‘area ancora inesplorata, per qualche attimo resteremo tesi ed immobili ad ascoltare i mugolii o gli scricchiolii che potrebbero rivelare la presenza di uno zombie o di qualche altra mostruosità.

DUE PUNTI DI VISTA
Merito in parte di un sistema di salvataggio accuratamente studiato, affidato alle macchine da scrivere e a delle scatolette di inchiostro piuttosto rare e preziose, Resident Evil è un titolo abbastanza longevo ma, nonostante si possa impersonare Chris o Jill, difficilmente lo affronteremo due volte. Purtroppo le differenze fra le due avventure (a parte qualche enigma) non sono poi molte.

REBIRTH
Dopo l’edizione originale per Playstation, vittima di alcune censure nella versione americana ed europea, Resident Evil è stato riproposto su Sega Saturn. A parte un minore dettaglio nei modelli poligonali, questa versione vede l’aggiunta di una modalità (Battle Game) in cui lo scopo del giocatore è uccidere il numero maggiore di mostri.
Verso la fine del 1997 uscì Resident Evil: Director’s Cut, un’edizione impreziosita da nuovi costumi per i protagonisti nonché telecamere, nemici e oggetti posizionati in maniera differente rispetto a RE.
In seguito il capolavoro della Capcom venne convertito anche per PC, questa volta senza censure.
Particolarmente interessante è il remake del 2002 per GameCube. Resident Evil Rebirth vanta una nuova veste grafica che, grazie alle potenzialità offerte dalla console Nintendo, è incredibilmente dettagliata e realistica, al punto da sembrare un film interattivo. Capcom ha inoltre reso più tenebrosa e cupa l’atmosfera impreziosendo gli ambienti con luci e ombre dinamiche ed elementi in movimento.
Anche il doppiaggio e i dialoghi sono stati completamente rivisitati, dando modo di aggiungere nuovi particolari alla trama come la storia dell’inquietante Lisa Trevor, bambina utilizzata come cavia da laboratorio dalla Umbrella Corporation.
Resident Evil Rebirth è quindi molto più di un semplice remake, consigliato anche a chi ha giocato alla versione originale del 1996.
Resident Evil Rebirth è stato riproposto anche su Nintendo Wii con il nome di Resident Evil Archives: Resident Evil. Questa edizione è però del tutto identica alla controparte per GameCube.
Il successo di Resident Evil si è spinto anche sulle console portatili. Nel 2006 è infatti uscito Resident Evil: Deadly Silence, un altro remake per Nintendo DS che, oltre a nuovi enigmi pensati appositamente per il touch screen e il microfono della console, inserisce alcune modalità inedite le quali permettono al giocatore di affrontare orde di zombie con una visuale in prima persona.

Nonostante una trama abbastanza scontata, il segreto di Resident Evil è da cercare nelle sensazioni che è in grado di regalare. Angoscia, incertezza e altre debolezze dell’uomo che il gioiello della Capcom riesce a trasmettere alla perfezione.

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di Emanuele Cabrini

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Resident Evil - Longplay

Chris Redfield e i suoi compagni affrontano le insidie di una villa misteriosa.

L'uomo dietro al videogame

Resident Evil

Shinji Mikami nasce in Giappone nel 1965. Si laurea in ambito economico ma nel 1990 inizia a lavorare per Capcom facendosi notare con un adattamento per Super Nintendo di Aladdin (tratto dal film Disney) che vende 1.75 milioni di copie nel mondo. Il successo arriava però con Resident Evil, diventato un classico nel genere survival horror, e si conferma con Dino Crisis.
Diventato un personaggio influente nell'industria videoludica, lavora in seguito anche per altri sviluppatori, tra cui Platinum Games, e nel 2010 fonda Tango Gameworks, società che entra poi a far parte del colosso ZeniMax Media.

Medaglie

Medaglia Consigliato da GameSearch.it

Consigliato da GameSearch.it

L'originale Resident Evil e le sue riedizioni ricreano molto bene la suspance dei film horror.

Medaglia Valore storico

Valore storico

Un grande classico della storia dei videogame. Ha ridefinito e settato nuovi standard per il genere survival horror.

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