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Castlevania: Harmony of Dissonance

Considerato il discreto successo di Circle of the Moon, era logico aspettarsi un secondo Castlevania sui lidi del GameBoy Advance. Nel 2002 arriva quindi Castlevania: Harmony of Dissonance, che (in senso figurato) già dal titolo sembra volerci suggerire una certa discordanza con il capitolo precedente.

LE PARTI DEL VAMPIRO
Protagonista del gioco è Juste Belmont, discendente proprio di quel Simon (Harmony of Dissonance è ambientato circa cinquanta anni dopo il primo Castlevania) che, a suo tempo, aveva liberato la terra dalla minaccia di Dracula.
Un giorno l’amico Maxim Kishine ritorna da una sorta di esilio forzato (l’obiettivo era allenarsi per diventare più forte di Juste). Il suo corpo è però ricoperto di ferite e la sua mente soffre di una tremenda amnesia: unico vago ricordo è il rapimento della giovane amica di infanzia Lydie Erlanger. Senza esitare Juste e Maxim si precipitano nella foresta, dove un misterioso castello comincia ad apparire all’orizzonte, oltre la coltre di nebbia.
Senza svelare i dettagli della trama diciamo che questa volta potremo non vedercela direttamente con il Principe delle Tenebre (ci sono infatti due modi per finire il gioco), ma saremo chiamati a cercare le parti del suo corpo, così da poter svelare il segreto che avvolge l’improvvisa e inattesa apparizione del castello maledetto.

MI RICORDA QUALCUNO…
Juste ha un un viso androgino e un aspetto fiero, che non a caso ricorda quello di Alucard (Symphony of the Night). L’alone azzurro che lo circonda sin dall’inizio ci trasmette una sensazione di potere e grande vigore, che si tramuta quasi in onnipotenza quando, una volta addentrati nel castello, scopriamo che i nemici non sono poi così tanto resistenti.
Il livello di difficoltà decisamente rivolto verso il basso è la vera “dissonanza” con Circle of Moon: se in quest’ultimo i nemici ci davano sempre del filo da torcere, in Harmony of Dissonance anche i boss saranno il più delle volte delle semplici passeggiate. La forza di attacco del nostro Juste, combinata con le armi secondarie e i libri che conferiscono poteri magici, è infatti eccessiva.

In apparenza breve, l’espediente (già visto in Symphony of the Night) dei due castelli paralleli (quello materiale e quello spirituale) ne eleva la longevità. La presenza di qualche interessante enigma e di alcuni segreti aiuta a condire un gameplay immediato, incentrato principalmente sull’azione. Non mancano i punti esperienza da acquisire per aumentare di livello; la componente strategica e ruolistica di Harmony of Dissonance è però poco attraente, a causa, come già detto, di un livello di sfida non particolarmente elevato, che non richiede al giocatore di cercare armature più potenti, cuori ed oggetti per andare avanti.

NEMICI DAL PASSATO

Dal punto di vista tecnico il gioco in esame offre un buon level e character design. Alcuni nemici sono inoltre gli stessi visti nel 1997 in Symphony of the Night, fattore che può far sorridere i nostalgici del capolavoro per PlayStation. Degne di nota inoltre le animazioni del protagonista, altro elemento di “dissonanza” con l’episodio precedente (questa volta in positivo).
La colonna sonora è orecchiabile ma talvolta la qualità delle musiche non si rivela all’altezza delle capacità del GBA (dal campionamento degli strumenti si ha quasi l’impressione di ascoltare l’audio del Nes 8-bit).

Se immaginiamo di tornare nel 2002, giocare a Castlevania: Harmony of Dissonance dopo aver portato faticosamente a termine Circle of the Moon è spiazzante. Il vertiginoso calo del livello di difficoltà può inizialmente lasciarci perplessi, ma per fortuna la componente esplorativa (vero caposaldo della serie) ci spinge ad andare avanti fino al termine dell’avventura.
Da segnalare infine che nel 2006 Harmony of Dissonance è stato inserito nel Castlevania Double Pack, una raccolta che, in un’unica cartuccia, include anche Aria of Sorrow (un altro Castlevania uscito nel 2003, sempre per GameBoy Advance).

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di Emanuele Cabrini

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