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Lo Hobbit

Nel 2003, mentre Electronic Arts pubblicava il videogioco dedicato al film delle Due Torri, un altro gioco ambientato nella Terra di Mezzo raggiungeva gli scaffali dei negozi. Si tratta dello Hobbit, sviluppato da Sierra Entertainment e basato sull’omonimo libro di Tolkien.

Laddove Il Signore degli Anelli tende ad assumere i toni dell’epica, Lo Hobbit è più vicino alla dimensione fiabesca. Questo elemento del romanzo trova un corrispettivo nello stile adottato per la sua trasposizione videoludica. L’aspetto dei personaggi si discosta notevolmente dal taglio della trilogia cinematografica, così come da quello utilizzato nel cartone animato del 1978 (sulla Compagnia dell’Anello). La ricerca si è mossa verso uno stile cartoon più moderno, con un tratto moderatamente infantile. Il risultato finale è complessivamente buono, anche se un paio di personaggi ed avversari risultano piuttosto ridicoli. Laddove il comparto grafico non è sempre all’altezza è invece nella sua componente di pura potenza visiva. Rallentamenti, textures altalenanti ed elementi spigolosi non sono infrequenti. Di qualità decisamente superiore sono invece i brevi filmati che introducono determinati livelli, ed anche all’interno del gioco non mancano scorci suggestivi, fra le varie ambientazioni presentate (la Contea, le montagne nebbiose, Bosco Atro, la Montagna Solitaria, ecc.). Convincente la colonna sonora, con pezzi variegati che ben si adattano alle differenti location; il videogioco presenta anche un doppiaggio in italiano di buona qualità.

Sotto il profilo del gameplay Lo Hobbit si ricollega in parte ai platform tridimensionali ed in parte a giochi come The Legend of Zelda. Numerose le fasi in cui è richiesto al giocatore di saltare, arrampicarsi e superare baratri, sia per avanzare nell’avventura sia per scoprire vari segreti. I combattimenti invece si affrontano con bastone, spada (la lama elfica Pungolo o Pungiglione che dir si voglia) e pietre da lancio. Bilbo dispone di sfere di salute simili ai cuori di Link, che aumentano di numero man mano che si raccolgono determinate gemme, sparse per tutto il mondo. Il feedback di esplorazione e battaglie non sempre è positivo, talvolta le collisioni con nemici e piattaforme non rispondono come ci si aspetterebbe, ed alcune situazioni tendono a farsi ripetitive. La sensazione è quella di un prodotto con buone idee, realizzato prendendo spunto dai maestri dei generi a cui si rivolge, ma che non presenta la stessa attenzione dei suoi fari guida. Sarebbe stata sufficiente la limatura di alcuni piccoli dettagli per migliorare notevolmente la gradevolezza dello Hobbit. Così come è stato realizzato rimane invece a metà del guado: non insufficiente ma nemmeno così interessante, soprattutto per un videogiocatore ‘generico’. Acquisisce maggior interesse agli occhi di un appassionato di Tolkien, soprattutto se si è accostato al romanzo Lo Hobbit ben prima della versione cinematografica di Peter Jackson. In questo caso l’atmosfera del videogioco, vicina a quella del libro, aiuta a guardare oltre le spigolature del titolo, per entrare in una Terra di Mezzo fiabesca, per certi aspetti quasi onirica.

Uscito per PC, PlayStation 2, Xbox, Game Cube, e Game Boy Advance, Lo Hobbit rimane, pur coi suoi difetti, un buon gioco per chi apprezza l’universo di Tolkien. Il videogioco ha successo nel suo tentativo di richiamare le sensazioni e le immagini del romanzo, ma le imperfezioni nella giocabilità e nel level design gli impediscono di elevarsi dalla mediocrità.


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di Francesco Toniolo

Lo Hobbit Lo Hobbit

Introduzione e gameplay de Lo Hobbit

Il video propone il fimato iniziale e alcuni minuti di gameplay.

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