Credono
nella nostra mission:

No More Heroes

“Otaku è un termine della lingua giapponese che dagli anni '80 è utilizzato anche per indicare le persone interessate in modo appassionato e/o ossessivo a qualcosa, generalmente manga, anime, e videogiochi” (tratto da Wikipedia)

Vogliamo partire dal termine Otaku per entrare nel mondo eccessivo e pieno di citazioni di No More Heroes, ennesimo capolavoro nato dalla mente di Suda51 (Killer 7) e dalla mano del Team Grasshopper Manufacture.

UN ASSASSINO OTAKU
Qual è il più grande sogno di un ragazzo? Avere una spada laser! Non stiamo parlando di una banalissima replica, ma di una spada laser vera e funzionante.
Per questo sogno Travis Touchdown è stato capace di spendere tutto il suo patrimonio su un’asta online, per poi disperarsi  rendendosi conto di non aver più niente di che vivere.
Travis si reca allora nel solito locale, il Death Match Bar, per sbronzarsi fino a perdere i sensi. Ma è proprio qui che la sua vita cambia incontrando la conturbante Sylvia Christel (di cui si innamora a prima vista), emissaria della United Assassins Association, un’associazione che controlla la lista dei migliori assassini in circolazione. Sylvia propone a Travis un lavoro:  scalare la lista degli assassini partendo da una prova sul campo, vale a dire uccidere il Vagabondo, così da piazzarsi all’undicesimo posto della lista stessa.
Ha così inizio l’avventura di Travis per diventare l’assassino numero uno della città, Santa Destoy, e per ottenere la possibilità di andare a letto con Sylvia.

LA STANZA DI UN MOTEL IN UNA CITTA' DA ESPLORARE
Partiamo dalla stanza di un Motel, che si rivela un menu interattivo senza la possibilità di muovere il nostro personaggio. Potremo controllare il nostro album degli oggetti collezionati, visionare degli anime (o film porno) cambiare i pezzi della nostra spada, ricevere telefonate da Sylvia, giocare con il nostro gattino, cambiarci di abito ma soprattutto avremo la possibilità di salvare i dati di gioco… andando a “liberarci” in bagno, con tanto di carta igienica sullo schermo.
Usciti dalla camera potremo esplorare liberamente la città a bordo della nostra moto, un modello futuristico che ci permette di scorrazzare in lungo e in largo.
Purtroppo ci renderemo presto conto che le cose da fare si possono contare sulla punta delle dita: potremo partecipare a dei minigiochi (catturare degli scorpioni, tagliare l’erba e altri piccoli lavori) per accumulare soldi, comperare magliette o videocassette, allenarci in palestra, potenziare le spade in nostro possesso, imparare nuove mosse al bar, partecipare a delle missioni a tempo, o infine depositare danaro al bancomat.
Inoltre, nonostante tutta la gente in giro per la città, non potremo interagire con nessuno degli abitanti.
Questa scelta è una delle caratteristiche che fanno storcere più il naso a chi si aspettava un gameplay alla GTA.
Le missioni principali si rivelano una successione di quadri in cui dovremo eliminare tutto ciò che ci si para di fronte fino a raggiungere la nostra vittima. A queste missioni si accede pagando la retta adeguata alla United assassins Association, così da avere le indicazioni per raggiungere in moto il luogo in cui si trova il malcapitato.

COLPISCI, PARA E SCHIVA
Contrariamente a quello che ci si aspettava,  i colpi si portano premendo i tasti del controller mentre i sensori di movimento servono a rilevare la posizione della nostra guardia:  alta o bassa. Se inizialmente questo sistema può far sorgere dei dubbi,  in realtà si rivela presto un ottimo espediente per garantire un’azione fulminea  senza affaticare troppo il giocatore. Dopo un determinato numero di colpi avremo la possibilità (muovendo il controller come ci viene indicato a video) di eseguire delle “finish”  e portare potenti fendenti,  oppure particolari mosse di wrestling che impareremo man mano che ci addentreremo nel gioco.
In alcuni momenti apparirà una slot-machine che ci permetterà inoltre di realizzare delle mosse speciali in base al risultato ottenuto.
Vero fulcro del gioco rimangono comunque gli scontri contro i Boss di fine livello, sempre originali e segnati da un livello di “pazzia” che rende No More Heroes unico e affascinante.

POP-ART  E MANGA
La veste grafica del titolo è uno degli aspetti più controversi. Se da un lato abbiamo una cura maniacale nella realizzazione dei personaggi principali, della loro caratterizzazione, delle animazioni e della personalità, dall’altro abbiamo degli ambienti totalmente scarni, ricchi di texture a bassa risoluzione, che creano un effetto grafico molto simile alla pop-art.
Anche i nemici comuni si presentano con poca varietà visiva, adatta solo a diversificare le tipologie.
Le icone a schermo invece sono rappresentate con i tipici pixel anni ’80 in versione 3d, creando un’ottima sensazione retro’.
Sono molti i motivi che permettono di definire questo gioco come un titolo per Otaku: uno stile di gioco eccessivo e sopra le righe, pieno di sangue (o cenere, in base alla versione di gioco americana/europea), volgarità verbali e non (incredibile il modo con cui si ricarica la spada laser agitando il controller per simulare un gesto di autoerotismo), e personaggi con comportamenti al limite del maniacale; la stessa presenza delle spade laser (ovvia citazione di Star Wars); la possibilità di collezionare diversi oggetti tipici, come maschere da wrestler, cassette di Anime, magliette personalizzate.

Ma vi è anche un altro motivo particolarmente significativo: la scelta dello stile.
Se ad una visione frettolosa No More Heroes potrebbe essere semplicemente un titolo realizzato in fretta e furia, ad un’ attenta analisi si possono notare delle scelte precise che servono ad attrarre una particolare categoria di giocatori.
La grafica degli ambienti è volutamente sporca e grossolanamente realizzata per concentrare l’attenzione sull’azione di gioco; stesso discorso per la semplicità dei nemici comuni che servono solamente da allenamento o intermezzo per la portata principale, ossia il Boss. Infatti il gioco è strutturato come una sapiente trappola mediatica che convoglia l’attenzione sulla trama folle, sui suoi personaggi e sui misteri che pian piano dipaneremo. Misteri ai cui il nostro Travis pare disinteressato fino alla fine, facendoci capire che in realtà non è importante ciò che vediamo sullo schermo, ma il divertimento che si prova  (proprio come in un vecchio videogame da sala giochi) nel proseguire a suon di cazzotti.

Per i continui rimandi ad argomenti tipici di un particolare ramo della cultura giapponese, No More Heroes rientra pienamente nei canoni della definizione di “videogame per Otaku”.
Che lo si ami o lo si odi, No More Heroes  è un titolo in grado si cogliere nel segno.  Disponibile da qualche anno su Nintendo Wii, nel 2010 il titolo di Suda51 è arrivato sulle Xbox 360 giapponesi con un restyling grafico e alcune missioni aggiuntive.  Questa versione, chiamata No More Heroes: Heroes’ Paradise, sarà tra poco disponibile su PlayStation 3 con il supporto al PlayStation Move.

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di Mirko Di Pasquale

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