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Cow Clicker

Medaglia Valore storico Medaglia Pensatore

Cow Clicker è un videogioco sviluppato nel 2010 dal ricercatore Ian Bogost, studioso di videogiochi presso il Georgia Institute of Technology, realizzato in occasione di un seminario sul social game.

L'IMPORTANZA DI UNA MUCCA
Da un punto di vista concettuale, Cow Clicker è uno dei videogiochi più importanti del suo anno, e non solo. Curiosamente, è anche uno dei pochissimi videogiochi per i quali l'autore avrebbe auspicato un fallimento, ma che ha invece ottenuto un (relativo) successo, deludendo le aspettative. Questa sorta di paradosso è spiegabile andando ad analizzare le motivazioni dietro a questo videogioco. Prima che un titolo, "cow clicker" è stato l'appellativo con cui Bogost ha definito i giocatori dei vari social games presenti su Facebook, tablet, smartphone, ecc., il cui unico scopo è quello di cliccare alcuni oggetti a distanza di un tempo variabile, con una spersonalizzante ripetitività che li rendeva simili a 'vacche' da mungere. Da qui Cow Clicker, parodico attacco al genere, compiuto con gli strumenti stessi dei social games. Scopo del gameplay è quello di cliccare su una mucca; dopo ogni click bisogna aspettare sei ore prima della successiva interazione, ma invitando amici a giocare si guadagnano ulteriori click. Esistono anche mucche premio acquistabili tramite Mooney, la moneta virtuale del gioco, legata a soldi veri. A completamento del tutto, Bogost aveva realizzato anche Moogle, un motore di ricerca dedicato al gioco, e sviluppato la teoria della cowclickification, parodia dell'abusata definizione di gamification. Il suo esperimento, concettualmente, è stato molto apprezzato da diversi studiosi o esperti del settore, ma - inaspettatamente - ha riscosso successo anche tra il pubblico che lui stesso andava a parodiare.

ASCESA E CADUTA DELLE MUCCHE
Dopo appena un paio di mesi dalla sua realizzazione, Cow Clicker aveva già raggiunto la cifra di 50.000 giocatori, alcuni dei quali disposti a realizzare anche profili multipli per scalare le graduatorie tramite pratiche di cheating, pur di ottenere i premi virtuali migliori. Nel frattempo Bogost aveva realizzato altri videogiochi similari, come My First Cow Clicker, parodia delle app educative semplicistiche e mal realizzate. Il successo della sua 'creatura' però, volutamente realizzata per apparire noiosa e sciocca da giocare, lo aveva sorpreso in negativo. Venne allora annunciata, tramite il verbo di una mucca divina, una "Cowpocalypse" per il 21 luglio 2011, il primo anniversario del gioco. Ogni click avrebbe reso la fine più vicina, ma era anche possibile pagare per allontanare il fatidico evento. Alla fine, dopo circa 700 dollari complessivamente spesi per ritardare il disastro, l'apocalisse si è compiuta, e tutte le mucche sono scomparse. Il videogioco, nonostante tutto, non si è concluso: è ancora giocabile, ma ora si può solo cliccare su uno spazio bianco, dove un tempo stavano le mucche. La spersonalizzazione e il non-divertimento hanno raggiunto così il loro apice estremo.

Un geniale esperimento che, in teoria, nessuno avrebbe dovuto voler giocare con gusto. Le sue mucche scomparse rimangono come monito per i videogiocatori, a non trasformarsi in "vacche da click".

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di Francesco Toniolo

Cow Clicker Cow Clicker

Cow Clicker - Il trailer

Il trailer del videogioco, volutamente ridicolo

L'uomo dietro al videogame

Cow Clicker

Ian Bogost è un critico e ricercatore di videogiochi, professore presso il Georgia Institute of Technology e curatore di un blog dove sono riportati numerosi sui interventi, intorno a vari dibattiti del panorama videoludico. Parte della sua attività di ricerca passa anche dalla realizzazione di videogiochi: è co-fondatore di Persuasive Games e ha realizzato differenti lavori come game designer. Cow Clicker (2010) è stato uno degli esperimenti in cui ha portato avanti un discorso critico sul mondo dei videogiochi proprio attraverso un gioco.

Medaglie

Medaglia Valore storico

Valore storico

Un videogioco rappresentativo di un momento storico in cui i fruitori dei social games, sempre più diffusi, sono visti come 'vacche da click' cui 'mungere' tempo e soldi.

Medaglia Pensatore

Pensatore

Nato con l'esclusivo intento (non da tutti recepito) di far riflettere i videogiocatori sulle attuali logiche dei social games, oltre che sull'abuso di termini come "gamification" o "edutainment".

GameSearch.it per i genitori

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