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Lifeless Planet

Lifeless Planet è il progetto di una singola mente, David Board di Stage 2 Studios, e concretizza il sogno del suo artefice: realizzare qualcosa di grandioso e al tempo stesso alternativo rispetto alle produzioni delle grandi software house. Può un solo uomo portare a termine con efficacia un videogioco così ambizioso?

Un anonimo astronauta si offre volontario per una missione senza ritorno, viene posto in ibernazione per quindici anni e spedito verso un lontano pianeta. Risvegliatosi dopo un impatto imprevisto, senza più i suoi compagni, l’esploratore inizia a muoversi in un ambiente che ricorda le versioni da space opera di Marte (come ad esempio il Ciclo di Barsoom di Burroughs). Il riferimento al Pianeta Rosso non è casuale, in quanto questo videogioco è una riscrittura del romanzo Aelita di Alexei Tolstoy, riguardante un viaggio sul suolo marziano. Ben presto, nel corso della sua esplorazione, l’astronauta scopre gli inequivocabili segni di una civilizzazione umana e più precisamente sovietica. Questa presenza inattesa è soltanto una delle tante misteriose sorprese disseminate sul suo cammino. Le possibilità di sviluppo si spalancano numerose nella mente del videogiocatore mentre avanza nel gioco, cogliendo i numerosi e sottili richiami (spesso visivi) a molta fantascienza alta e bassa. La conclusione, inevitabilmente, finisce per cassare alcune delle ipotesi più interessanti, optando per alcuni sviluppi piuttosto tradizionali (fra cui una vena di ecologismo alla Final Fantasy) che possono dispiacere per il mancato coraggio. Nonostante il calo di tensione, però, alcuni colpi di scena riescono a stupire e certe interpretazioni rimangono aperte.

Dove Lifeless Planet presenta maggiormente il fianco alle critiche è in alcuni elementi di gameplay. Nel complesso il prodotto funziona bene, come gioco di piattaforme condito da alcuni enigmi, ma determinate scelte mostrano un game design incerto. L’esaurimento dell’ossigeno nella tuta, ad esempio, avviene ad intervalli regolari e in prossimità dei serbatoi di rifornimento, vanificando dopo poco la tensione della mancanza d’aria. L’utilizzo del braccio meccanico è invece scomodo, macchinoso e poco significativo, senza la sua presenza il gioco sarebbe risultato assolutamente identico, ma più sciolto. Calibrate e divertenti le fasi di salto col jetpack potenziato, mentre i pochi enigmi sono molto intuitivi e di rapida soluzione. La frustrazione rimane fortunatamente lontana, così come la noia, anche perché l’avventura complessiva si rivela piuttosto breve, concludendosi al momento giusto.

Ciò che più nobilita questo videogioco è la visionarietà dei suoi panorami, per i quali può essere considerato un Journey minore in salsa sci-fi. Ad eccezione di un paio di ambienti poco ispirati, il gioco offre una varietà di panorami notevole, rimanendo all’interno della desolazione di un pianeta vuoto. Non mancano scorci di incredibile bellezza, capaci di immergere il videogiocatore in quel mondo alieno, grazie a tramonti lucenti su remote colline e tronchi scheletrici avvolti nella nebbia. Qualche piccolo tocco orrorifico aggiunge ulteriori pennellate di colore, trasmettendo la sensazione di un ambiente ostile, di un pericolo incombente che si cela sotto la calma desolante del pianeta. Sapiente l’utilizzo del sonoro. In molte occasioni il silenzio, rotto soltanto dai passi dell’astronauta, pervade l’atmosfera, conferendo un senso di eterna immutabilità al panorama di pendii rocciosi e deserti. La musica si inserisce soltanto in alcuni momenti salienti, per sottolinearne l’importanza narrativa o il lirismo emotivo.

Senza le sue suggestioni Lifeless Planet sarebbe un videogioco non particolarmente riuscito. Nel suo complesso invece rimane un prodotto pieno di ingenuità e piccoli difetti ma decisamente godibile, a patto di lasciarsi catturare dalla sua atmosfera onirica e distante.


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di Francesco Toniolo

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Trailer di Lifeless Planet

Video che mostra i paesaggi desolati di Lifeless Planet

L'uomo dietro al videogame

Lifeless Planet

David Board è uno sviluppatore indipendente che ha velocemente conquistato gli appassionati di videogame con una campagna su Kickstarter per recupare i fondi necessari alla realizzazione di Lifeless Planet. In una sua intervista rilasciata al sito Gamasutra, David ha dichiarato di aver preso ispirazione da alcuni classici della fantascienza, da Ico, e dalla sua passione per l'astronomia.

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