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Devil May Cry

Medaglia Valore storico

Dieci anni orsono (2001) l’era PlayStation 2 era da poco iniziata e Capcom aveva approfittato delle potenzialità della nuova console Sony per sfoggiare un videogame affascinante, pieno di esplorazione ma soprattutto fatto di tanta, tantissima azione. Nasce così Devil May Cry, un titolo che porta i generi stylish ed action verso nuovi lidi.

BELLO E MALEDETTO
Stylish perché il protagonista di Devil May Cry è un tizio di nome Dante, il classico sciupa femmine che rientra nella categoria dei belli ma dannati, ne troppo buono, ne troppo cattivo. Il nostro eroe è infatti un incrocio nato dall’amore tra una donna umana e Sparda, un demone-cavaliere che, circa 2000 anni fa, ha avuto pietà per gli uomini salvandoli dall’invasione del Imperatore del Regno del Male.
Dante è cresciuto nutrendo l’odio per i demoni, e nei tempi moderni ha messo in piedi un’agenzia con l’obiettivo di stanare ed eliminare le presenze malefiche che infestano la Terra. Con forza e disinvoltura, Dante affronta ogni sorta di incubo servendosi di spada e pistole, combattendo con pose plastiche come fosse la più grande delle rock-star nel bel mezzo di un’esibizione.

INARRESTABILE

Action perché Devil May Cry ha sì una competente esplorativa e puzzle-solving (il semplice e banale “trova la chiave per aprire la porta”), ma la maggior parte del tempo lo passeremo a disintegrare ogni sorta di abominio. L’innovativo e semplice sistema di controllo, studiato per agevolare il passaggio da un’arma all’altra (così da concatenare le combo), funziona alla perfezione, dando vita ad attacchi devastanti.
La difficoltà è comunque calibrata su livelli medio-alti; se da una parte ciò intimorisce il giocatore occasionale, dall’altra soddisfa chi non si perde d’animo e si impegna ad eliminare i boss più cocciuti. L’avventura principale non è particolarmente lunga, ma considerato l’impegno richiesto (soprattutto nelle fasi finali) per portare a termine il gioco, Devil May Cry è un titolo che non delude, e che ci invita a ri-giocare il tutto con nuovi poteri ed abilità.
Non mancano attacchi speciali, magie da apprendere e armi da modificare e potenziare, per condire al meglio questo action dall’animo arcade.

ATMOSTERA APPAGANTE
Ottimo il lavoro per quanto riguarda la componente tecnica, che si avvale di un level-design ed un character design entrambi di grande livello. Gli ambienti tridimensionali in stile gotico sono molto evocativi e suggestivi, così come le musiche, che da poco invasive e misteriose nella fase esplorativa, diventano rumorose e frenetiche (in stile metal) durante gli scontri, così da infondere la giusta carica al giocatore.

Devil May Cry è una delle tante perle della PlayStation 2. Divertente, avventuroso, impegnativo, bello da giocare e da vedere, questo videogame targato Capcom ha dettato nuovi standard nel campo dei titoli d’azione.

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di Emanuele Cabrini

Devil May Cry Devil May Cry

Dante: un protagonista irriverente

L'introduzione e i primi passi nel mondo di Devil May Cry.

L'uomo dietro al videogame

Devil May Cry

Shinji Mikami entra nel mondo lavorativo videoludico nel 1990, all'età di 25 anni, unendosi a Capcom. Lavora al design di noti videogiochi come Disney's Aladdin, ma il suo nome è soprattutto legato alla saga di Resident Evil, in cui ricopre il ruolo di producer o executive producer fino al quarto capitolo della saga, dopo il quale abbandona Capcom per dedicarsi ad altri progetti, fra cui VanquishShadows of the Damned e The Evil Within. Nei suoi anni alla Capcom ha inoltre avuto modo di sviluppare numerosi altri videogiochi di successo - di pubblico e/o di critica. Originariamente Devil May Cry avrebbe dovuto far parte della serie Resident Evil, ma poi Mikami, executive producer del gioco, lo trasformò in qualcosa di completamente diverso.

Medaglie

Medaglia Valore storico

Valore storico

Uno dei primi successi di PlayStation 2, con il suo gameplay perfettamente calibrato Devil May Cry ha fatto scuola nel mondo degli Hack & Slash.

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