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Eternal Ring

La software house From Software è tornata di recente alla ribalta per Demon’s Souls e Dark Souls, due titoli che hanno fatto la gioia di quei giocatori in cerca di sfide al limite del possibile (e della frustrazione). Ma probabilmente non tutti ricordano che, con Eternal Ring, From Software è stata una delle prime compagnie a proporre giochi di ruolo su PlayStation 2.

TERRA MISTERIOSA
In seguito a segnalazioni di strani avvistamenti e alla presunta presenza di segni di civilizzazione, il sovrano di Heingaria ci comanda di raggiungere la remota regione di Nilvia per indagare sull’Isola del Non Ritorno, chiamata così proprio perché chiunque ha solcato le sue coste non ha più fatto ritorno.
In realtà non siamo stati scelti a caso: il nostro personaggio, il giovane mago-guerriero Cain Morgan, ha infatti un passato misterioso che attende di essere svelato su quell’isola remota.

UN VIAGGIO MONOTONO
Dopo una breve sequenza introduttiva che non si preoccupa di lasciare il segno, fatti i primi passi nel mondo di Eternal Ring ci rendiamo subito conto di una cosa: il sistema di spostamento (che sfrutta la visuale in prima persona) è così rigido e macchinoso da farci immediatamente passare la voglia di addentrarci nel gioco. Quella dell’esplorazione è una sensazione su cui questo genere di videogame punta molto (basti pensare alla serie The Elder Scrolls) ma in questo caso, purtroppo, viene subito a mancare.
Nonostante Etarnal Ring sia stato pensato appositamente per PlayStation 2, non si capisce perché non sfrutti di default le leve analogiche del joypad Dualshock 2 (venduto insieme alla console) così da rendere più agevoli i movimenti. A dirla tutta nei menù esiste un’apposita opzione che dovrebbe permetterci di sfruttare i componenti analogici del controller, ma attivandola non accade nulla e quindi anche solo ruotare di 90° continua ad essere un’operazione lenta e legnosa, caratteristica che decisamente non si addice ad un videogame pubblicato nel 2000.

NON SI SALVA QUASI NULLA
Anche dal lato tecnico Eternal Ring non coglie nel segno: si salva la colonna sonora, ma graficamente le location sono scarne e prive di dettagli, mentre buona parte dei modelli poligonali di mostri e personaggi sono un po’ troppo spigolosi e poco attraenti.

Eternal Ring è la prova di come una singola caratteristica mal realizzata possa vanificare tutto il lavoro fatto per lo sviluppo di un videogame. La voglia di sviscerare la storia in esso narrata, l’utilizzo di magie, abilità, oggetti speciali, l’esplorazione, il divertimento, tutto viene annebbiato da un pessima gestione del sistema di controllo che suscita noia fin dai primi istanti di gioco.

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di Emanuele Cabrini

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L'uomo dietro al videogame

Eternal Ring

Toshifumi Nabeshima presso From Software ha lavorato a diversi giochi di ruolo e non solo. Ha svolto il ruolo di planners nel curioso Lost Kingdoms per GameCube, ed è stato script writer dell'acclamato Dark Souls II. Ha poi ricoperto diversi ruoli nello sviluppo di alcuni capitoli della serie Armored Core. In Eternal Ring è stato uno dei due producers del gioco.

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