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Kingdom Hearts

Fino a qualche anno fa chi si sarebbe immaginato di accostare gli eroi della Disney  ai personaggi di una delle più famose saghe di Square-Enix quale Final Fantasy? Nessuno avrebbe scommesso su un'accoppiata del genere ma evidentemente nella mente delle due case produttrici qualcosa è scattato tanto da tirare fuori un'idea comune.
Così è nato Kingdom Hearts.

DUE REAMI CHE SI UNISCONO
Si narra di un regno composto da centinaia di mondi fantastici, ognuno autosufficiente, in cui gli abitanti vivono in armonia tra di loro.
Ma purtroppo, come in ogni trama che sia degna di questo nome, un giorno succede un fatto grave: il Re (Topolino) parte alla ricerca delle Stelle lasciando a Pippo e Paperino l'incarico di indagare sulla loro scomparsa, mentre nel regno iniziano ad apparire una serie infinita di piccoli mostri d'ombra chiamati “Heartless”.
Contemporaneamente in un’altra dimensione tre ragazzini giocano come ogni giorno insieme: sono Rikku, Kairi e Sora (il protagonista). In un sogno Sora scopre di essere l'eroe del Keyblade, una sorta di chiave/spada in grado di chiudere il portale che sta distruggendo i mondi facendo entrare l'Oscurità. Una notte, una porta misteriosa si apre nell’universo di Sora e i tre ragazzi vengono divisi e scaraventati in regni diversi. Da qui inizierà veramente la nostra avventura.
Sostanzialmente Kingdom Hearts si presenta come un Action-RPG che utilizza il sistema di “lock” (ereditato direttamente da Zelda: Ocarina of Time) per “agganciare” e tenere sotto tiro i nemici, questa volta con l’aggiunta di Pippo e Paperino che saranno sempre al nostro fianco e pronti a darci una mano nei combattimenti.
Come ogni buon Action-RPG che si rispetti il nostro arsenale si rifornirà ben presto di varie armi (tutte variazioni del Keyblade) e di ogni sorta di magia ereditata direttamente dalle più famose serie  Square-Enix.

PIU‘ CI SI AVVICINA ALLA LUCE… PIU‘ LE OMBRE SI FANNO SCURE
Ci sono alcune cose che proprio non vanno in Kingdom Hearts. La prima è la gestione della telecamera: sebbene gli spazi siano piuttosto grandi, ben curati e con pochi limiti all’esplorazione, più di una volta ci troveremo a doverla riposizionare manualmente perché si incastrerà in qualche elemento dello scenario, cosa particolarmente tediosa durante gli scontri con i Boss.
Meno fastidiose, ma indubbiamente importanti, sono le fasi di passaggio da un mondo all’ altro, noiose e mal realizzate, che vengono proposte come una specie di sparatutto su navicelle (modello Starfox).
Vi è poi una certa ripetitività nell’affrontare i nemici che in realtà si possono semplicemente sconfiggere con un po' di buon “smanettamento casuale” sui tasti del joypad.
Ultimo difetto è il divario assolutamente incomprensibile tra i normali combattimenti e i Boss segreti che richiedono ore e ore di noioso level-up, nonché una buona dose di fortuna.

Riuscendo a chiudere un occhio su alcuni fattori, Kingdom Hearts si rivela un buon gioco dalla trama classica (ma non troppo), ricca di spunti da sviluppare in futuro. Visto poi il gran numero di citazioni, Kingdom Hearts sarà per gli amanti dei personaggi Disney e Square-Enix un piacevole viaggio in un universo ricco di fantasia.  Le musiche inoltre sono ben orchestrate e sempre adatte al contesto. Da notare infine il brano che accompagna il filmato principale del gioco, eseguito nientemeno che da Utada Hikaru, nota cantante pop giapponese.

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di Mirko Di Pasquale

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