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Mortal Kombat: Shaolin Monks

Mortal Kombat: Shaolin Monks è uno di quei giochi che non ti aspetti: uno di quei titoli di quando magari entri nel tuo negozio di fiducia senza sapere di preciso cosa comprare; vuoi spendere poco e vuoi qualcosa di non troppo impegnativo per passare il tempo e così inizi a saltare allegramente da una confezione all’altra fino a quando non ti imbatti in una copertina che, per chissà quale motivo, “ti ispira”.
Acquisti, torni e casa e magari scopri pure che, inaspettatamente, il gioco (nonostante qualche pecca) ti coinvolge più del previsto…

Il gioco in esame non è il solito picchiaduro ad incontri: Midway questa volta propone per Xbox  e Playstation 2 (versione provata) un hack n’slash con un leggerissimo tocco platform, basato  su uno dei suoi franchise più importanti.
L’avventura inizia al termine del primo torneo Mortal Kombat. Liu Kang è riuscito a sconfiggere Shang Tsung e per la Terra si prospetta un lungo periodo di pace.
Qualcosa però non va per il verso giusto (c’era da aspettarselo). Il malvagio stregone non accetta la sconfitta e aprendo una serie di portali riesce ad invadere l’Accademia Wu-Shi  con i suoi scagnozzi. Toccherà ancora una volta a Liu Kang e Kung Lao (possiamo scegliere tra uno dei due), guidati dal maestro Raiden, cercare di respingere le forza del male.

Shaolin Monks riprende ed ampia le vicende narrate nel secondo Mortal Kombat (uscito nel 1993) svelando anche certi retroscena che fino ad ora erano rimasti irrisolti.
Buona parte del gioco infatti si svolge nell’ Out World (terreno di battaglia di MKII) qui ricreato piuttosto bene con i suoi luoghi macabri, infernali, pieni di anime in pena ed i suoi toni cupi che in prevalenza spaziano dal rosso cremisi al viola. Le arene sono sufficientemente grandi e dotate di un buon design capace, per fortuna, di non stancare il giocatore e di invogliarlo a proseguire nell’avventura. In generale il comparto grafico, anche se non eccelso, è sicuramente accettabile ( forse un maggiore dettaglio per certi personaggi sarebbe stato gradito); anche il sonoro si difende abbastanza bene con suoni e melodie sinistre ma non troppo invasive, che contribuiscono ad aumentare l’atmosfera. Ancora una volta però il doppiaggio italiano lascia un po’ a desiderare: se in alcuni frangenti risulta accettabile, in certe sequenze sembra quasi fuori luogo, al punto da apparire in netto contrasto con la narrazione.

Per fortuna però l’atmosfera tipica della serie è rimasta intatta. I combattimenti frequenti e frenetici sono divertenti grazie a nemici guidati da una buona IA che spinge il giocatore a far uso di tutte le tecniche a sua disposizione, ed inoltre, come vuole la tradizione Mortal Kombat, sangue, arti mozzati, trappole, brutality e fatality saranno l’ordine del giorno.
Purtroppo la longevità non è molto elevata ed anche al livello di sfida più elevato l’avventura si conclude davvero in poche ore. A migliorare (di poco) la situazione ci sono il multiplayer che permette di affrontare il gioco in compagnia di un amico (e anche di sfidarlo) e le numerose gallerie di immagini da sbloccare.

A questo punto bisogna sottolineare un inconveniente che ancora una volta penalizza noi giocatori del caro Vecchio Continente. Purtroppo la versione PAL soffre di un bug (circola comunque voce che si tratti di una cosa voluta da Midway): nonostante completando certe missioni segrete un personaggio ci dice che abbiamo sbloccato Mortal Kombat II (versione arcade) nel menù dei contenuti aggiuntivi, questo in realtà non accade. Consigliamo quindi di procurarsi la versione americana (o giapponese) dove è invece possibile godersi questo succulento extra.

Non è la prima volta che la serie di Mortal Kombat prende vie diverse dal classico picchiaduro uno-contro-uno, ma a differenza di quanto accaduto in passato, Mortal Kombat: Shaolin Monks si rivela un buon gioco, tecnicamente nella media, capace anche se per poco di catturare l’attenzione. Peccato solo per la mancanza di MKII nella versione Europea.

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di Emanuele Cabrini

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