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Soul Reaver 2

Il primo Legacy of Kain: Soul Reaver ci aveva lasciato con un sacco di interrogativi sul destino di Raziel e Kain. Per fortuna i ragazzi della Crystal Dynamics nel 2001 hanno dato vita al seguito che, come ulteriore fattore di interesse, per la prima volta ci ha permesso di ammirare il mondo di Nosgoth forte delle potenzialità grafiche di PlayStation 2.

ABBASTANZA COMPLICATO
La tela di eventi che si è sviluppata fin dal primo capito della serie, in questo Soul Reaver 2 diventa ancora più intricata al punto che gli sviluppatori sono stati costretti non solo ad inserire nel manuale di gioco un riassunto di quattro pagine dell’intera vicenda, ma anche la possibilità attraverso un comodo menù di andare a rileggersi, con attenzione, i dialoghi che Raziel e gli altri personaggi affronteranno nel corso del gioco.
Senza troppi fronzoli l’avventura prosegue esattamente da dove si era interrotta: il nostro eroe vampiro riemerge dall’altra parte del portale Cronoplastico alla ricerca di Kain. Senza rivelare gli eventi a cui andremo incontro, Raziel dovrà viaggiare nel tempo, ripercorrere alcune ere di Nosgoth per comprendere che la propria non-vita non è un semplice scherzo del destino ma è forse un piano architettato a dovere da creature sanguinose e leggendarie.
La narrazione è impreziosita da dialoghi dai toni epici doppiati egregiamente in italiano, e la curiosità suscitata dalla vicenda è il principale fattore che ci spinge a proseguire nel gioco.

PASSO FALSO
Rispetto al precedente Soul Reaver le possibilità offerte da questo capitolo sono piuttosto ridotte. E’ quasi completamente sparita la splendida evoluzione delle capacità di Raziel che avevamo apprezzato nel gioco del 1999: qui il nostro alter-ego virtuale arriva già forte delle qualità che, ad esempio, gli avevano dato la possibilità di planare o di nuotare, e la sola novità che consiste nel forgiare la Soul Reaver con i poteri elementali sembra solo un pretesto per rendere più intricati i pochi enigmi e per giustificare un po’ di back-tracking.
I nemici più che una sfida sono diventati una seccatura dal momento che sono abbastanza numerosi e che, nella maggior parte dei casi, è possibile evitarli (soprattutto gli umani) e sconfiggerli senza particolari problemi. Sono inoltre completamente spariti gli scontri con i boss che nel primo Soul Reaver richiedevano astuzia ed erano il fiore all’occhiello dei dungeon.
Permane la capacità di entrare nel piano materiale ma in questo caso più che per trovare segreti e passaggi nascosti servirà per passare attraverso le sbarre di metallo.

LIFTING VAMPIRICO
Soul Reaver 2 arriva nei negozi circa un anno dopo l’uscita della PlayStation 2. Ovviamente dal punto di vista estetico si nota subito il passo avanti rispetto ai 32-bit: i colori sono più accesi, i volti hanno espressioni più marcate e la risoluzione generale delle ambientazioni è decisamente maggiore. Nonostante tutto il design delle location esterne è privo di dettagli interessanti, fattore che stona ad esempio con le belle raffigurazioni che si trovano negli edifici e che rendono più evocativa l’atmosfera. Ancora troppo spigolosi i nemici, soprattutto gli umani. 

Se ci si lascia travolgere dal carisma dell’epopea di Raziel e Kain e si è disposti a chiudere un occhio su alcuni difetti, allora questo Soul Reaver 2 può anche risultare piacevole. In realtà se lo si osserva a mente fredda ci si accorge che si tratta di un passo indietro rispetto al capitolo precendente.

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di Emanuele Cabrini

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