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Valkyrie Profile 2: Silmeria

La serie Valkyrie Profile è iniziata in Giappone nel 1999 ma il primo episodio non è mai arrivato in Europa (se non tramite il mercato di importazione). Forse convinti dallo sdoganamento dei giochi di ruolo di stampo orientale iniziato con il settimo capitolo di Final Fantasy, nel 2006 Square Enix decide però di pubblicare Valkyrie Profile 2: Silmeria anche nel vecchio continente accontentando i nostrani appassionati di jrpg in possesso di una PlayStation 2.

NON TROPPO INDIFESA
Altro fattore che ha reso (a noi occidentali) più semplice l’avvicinamento al gioco è il fatto che Valkyrie Profile 2 è in realtà ambientato cento anni prima le vicende narrate nel primo capitolo ufficiale della serie. In una splendida ambientazione fantasy che si rifà in parte ai miti nordici, ci ritroveremo nei panni di Alicia, la giovane principessa di Dipan messa in esilio dal padre per colpa di alcuni atteggiamenti che la fanno sembrare mentalmente instabile.
Ciò è dovuto al fatto che Alicia ospita nel proprio corpo la coscienza di Silmeria, una valchiria ribellatasi al volere di Odino e allontanata dal regno degli dei.
Per l’indifesa principessina le cose non si prospettano semplici. La sua simbiosi non solo la pone  costantemente in pericolo di vita (un’altra valchiria, Hrist, è stata incaricata di ucciderla) ma la carica anche di responsabilità: Silmeria è infatti l’unica entità in grado di contrastare una imminente catastrofe in procinto di colpire tutta Dipan.

PIU’ SIAMO MEGLIO E’… FORSE
La storia, abbastanza coinvolgente, si rivela attraverso una lunga trafila di sequenze ottimamente animate. A dare man forte ci sono personaggi secondari e una folta schiera di spiriti (chiamati Einherjar). Questi ultimi sono le anime di antichi guerrieri rimasti intrappolati nel regno dei vivi e che Silmeria può invitare ad aggiungersi al nostro party una volta entrata in contatto con oggetti un tempo a loro appartenuti.
A questo punto arriva uno dei primi difetti di questo gioco: la presenza di questi Einherjar nel nostro gruppo è ininfluente ai fini della trama e quindi ben presto, nonostante la possibilità di liberarli (una volta accumulata una certa esperienza) ricevendo in cambio un’arma, si tende ad accantonarli per far crescere di livello solo i personaggi “vivi” che rimarranno con noi fino al termine dell’avventura.

TROPPI COMBATTIMENTI
Le battaglie sono un misto di azione e strategia. Una volta entrati in contatto con un nemico il gioco ci catapulta in un’arena nel quale abbiamo la possibilità di muovere il party in tutte le direzioni. Gli scontri terminano una volta eliminato il leader degli avversari, non sempre così semplice da raggiungere perché protetto da guardie e talvolta da trappole.
Per subire meno danni possibile dobbiamo evitare di entrare nel raggio di azione dei nemici e affinare i riflessi per anticipare i loro attacchi.
I dungeon propongono una struttura analoga a quella di un platform in due dimensioni, con tanto di numerosi segreti da scoprire. I mostri sono inoltre ben visibili e perfettamente evitabili, ma già dopo poche ore ci accorgeremo che sarà meglio affrontarli tutti. Il difetto principale di Valkyrie Profile 2 è infatti l’eccessivo “farming”, vale a dire la necessità di aspettare a proseguire nel gioco per concentrarsi invece sull’effettuare il maggior numero possibile di battaglie e accrescere di livello.
Una caratteristica che porta noia e che sminuisce il bel lavoro fatto per la gestione delle abilità: anche se all’apparenza può sembrare un po’ macchinoso, esse si possono apprendere grazie alla buona gestione dell’equipaggiamento. Ad ogni arma o pezzo di armatura è infatti affidato un simbolo: abbinandoli correttamente è possibile dare il via all’apprendimento di specifiche skill (attive e/o passive) che ci rendono più forti in battaglia.

CHE GRAFICA!
L’eccezionale grafica è la cosa che salta subito all’occhio: bellissimi i filmati e soprattutto le ambientazioni e i paesaggi in due dimensioni, tra i più evocativi visti su PlayStation 2 (e non solo). Molto belli anche la colonna sonora orchestrata e il doppiaggio in inglese, a cui sono affiancati i sottotitoli in italiano.

Valkyrie Profile 2: Silmeria poteva essere davvero un evergreen videoludico. La magnificenza dell’impatto estetico e il coinvolgimento della storia dopo qualche ora lasciano spazio alla difficoltà di alcuni combattimenti e alla necessità di continuare a ripetere un sacco di battaglie solo per avanzare di livello e diventare più forti. Un vero peccato.

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di Emanuele Cabrini

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