Credono
nella nostra mission:

Wizardry: Tale of the Forsaken Land

Gli appassionati di dungeon crawler  (videogiochi a sfondo fantasy dove ci si muove in un labirinto sotterraneo) molto probabilmente ricordano che la serie Wizardry affonda le sue origini nei primi anni ’80 e che era apparsa su Apple II. Nel 2001 (esattamente venti anni dopo l’uscita del primo capitolo chiamato Wizardry: Proving Grounds of the Mad Overlord) i ragazzi della Rajin tentano l’azzardo portando i dungeon crawler (un genere non particolarmente adatto alle console) su PlayStation 2. Esce così Tale of the Forsaken Land (in Giappone Busin: Wizardry Alternative), che viene considerato come uno spin-of della serie Wizardry.

UNA TERRA ABBANDONATA
Tale of the Forsaken Land ci porta nel regno di Duhan, una terra in rovina e semi-deserta. Un tempo luogo prosperoso e pacifico, queste lande sono state sconvolte da un misterioso fascio di luce che un giorno, squarciando il cielo, ha fatto emergere dall’oltretomba le creature demoniache dando il via libera a morte e distruzione. Il Lampo (così fu denominato il fascio di luce) provocò la deformazione dello spazio trasformando i sotterranei del castello di Duhan nell’entrata di un tetro e profondo labirinto, dove si presume sia nascosto un tesoro di inestimabile valore e capace di esaudire qualsiasi desiderio.
Alcuni abili guerrieri riuscirono a confinare la minaccia, ma il regno divenne presto una sorta di isola sulla terraferma dove i sopravissuti vivono di stenti. Pochi di loro decisero di esplorare il labirinto, alcuni per diventare eroi, altri per sfrontatezza, altri ancora per soddisfare la propria avidità. Ed è così che inizia l’avventura.

DUNGEONS & DRAGONS
Pur non vantando un comparto grafico particolarmente dettagliato e vario, Wizardry: Tale of the Forsaken Land riesce ad insinuarsi nella fantasia del giocatore con la sua atmosfera desolata e magica. Il suo aspetto quasi grezzo (non ci sono full motion video, i personaggi che dialogano sono rappresentati da semplici artwork non animati), le schermate piene di statistiche o il paesaggio innevato e decadente in contrasto con il vivo vociare della locanda, sono alcune delle caratteristiche che ricreano quella piacevole e calda sensazione che (per chi ne ha avuto modo) ricorda le partite a Dungeons & Dragons.
Se si riesce a farsi coinvolgere dall’atmosfera è così possibile sorvolare su un comparto estetico che non intende assolutamente stupire con effetti speciali o altro. Unico appunto gli sviluppatori si sarebbero potuti sforzare di più nel proporre un maggior numero di artwork nei dialoghi: alcuni personaggi hanno così lo stesso identico aspetto.
Degne di nota le musiche evocative e in linea con il contesto, da ascoltare anche nell’apposita sezione che si trova nella schermata iniziale.

LA STRADA E' TROPPO LUNGA
Wizardry: Tale of the Forsaken Land è completamente in inglese, una precisazione doverosa rivolta a chi (anche a diversi anni di distanza) si vuole cimentare nel gioco. Il gameplay è un bell’intrigo dei tipici canoni da dungeon crawler: nei panni del leader di un gruppo (i cui membri potranno variare anche a nostra discrezione) ci muoveremo nel labirinto con una visuale in soggettiva. Per ciascun personaggio (compreso il nostro) potremo sceglierne la classe (guerriero, ladro, chierico, stregone, vescovo, samurai, cavaliere, ninja), ciascuna con i suoi punti deboli e di forza.
In Tale of the Forsaken Land gli scontri non sono banali e richiedono pianificazione, ed ecco perché avere un party ben bilanciato è davvero fondamentale per vincere: con la dovuta attenzione le battaglie più impegnative diventano avvincenti come una partita di scacchi.
Incontrare un nuovo nemico è sempre un’incognita e le strategie che sceglieremo di adottare diventano fondamentali: scopriremo presto che di particolare importanza sono le azioni di gruppo, che coinvolgono più membri del party contemporaneamente.
Purtroppo la vera macchia nera di Wizardry: Tale of the Forsaken Land è l’eccessiva ripetitività. Pur appartenendo ad un genere di nicchia e che non fa della rapidità il suo punto forte, il gioco ci costringe a tornare frequentemente al villaggio dove potremo compiere molte azioni fondamentali: dall’ingaggiare nuovi personaggi all’accettare incarichi, dalla compravendita di equipaggiamento all’apprendimento di nuove tecniche, dal riposare (indispensabile per aumentare di livello una volta accumulati i punti esperienza necessari) al resuscitare i compagni caduti, e molto altro ancora.
Ogni volta che dal villaggio torneremo nel labirinto dovremo però ripercorrere tutta la strada da capo, un problema che sebbene non particolarmente pesante all’inizio, diventa frustrante una volta che ci si inoltra nei piani inferiori. Saremo così costretti ad affrontare sempre i soliti nemici e le poche scorciatoie non servono a ridurre più di tanto il tempo che impiegheremo per tornare dove eravamo giunti in precedenza.

Wizardry: Tale of the Forsaken Land è un titolo con diversi assi nella manica: una grafica che non stupisce ma che stranamente crea l’atmosfera giusta, un gameplay che prevede scontri nel quale è essenziale fare attenzione e usare la materia grigia, tanti parametri e attitudini da tenere sotto controllo. Il fatto di dover ripercorrere tantissime volte lo stesso tragitto può però rendere l’esperienza eccessivamente frustrante e ripetitiva anche all’appassionato di dungeon crowler.

Share |

di Emanuele Cabrini

Wizardry: Tale of the Forsaken Land Wizardry: Tale of the Forsaken Land Wizardry: Tale of the Forsaken Land Wizardry: Tale of the Forsaken Land Wizardry: Tale of the Forsaken Land Wizardry: Tale of the Forsaken Land Wizardry: Tale of the Forsaken Land Wizardry: Tale of the Forsaken Land Wizardry: Tale of the Forsaken Land Wizardry: Tale of the Forsaken Land

Vuoi promuovere il tuo canale You Tube?

Video-commenta la nostra recensione e segnalaci il tuo filmato!

GameSearch.it per i genitori

Per avere maggiori informazioni sul Pegi, per ricevere consigli che ti aiutino a scegliere il videogioco più adatto per i tuoi figli consulta la sezione GameSearch.it per i genitori.