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Demon's Souls

Medaglia Valore storico

Uscito all’inizio del 2009 per il mercato nipponico e successivamente per quello americano, visto il successo inaspettato di pubblico e di critica, dopo più di un anno Demon’s Souls arriva anche in Europa.
Ci troviamo così a parlare di un gioco talmente anomalo (considerata la situazione video-ludica attuale) che il primo impatto non può che lasciare disorientati e piacevolmente sorpresi.

Si fa spesso riferimento alla sua difficoltà, tanto che è stato definito come un titolo hardcore, adatto solo ai videogiocatori più incalliti e appassionati; si lamenta anche la frustrazione a volte molto intensa di ripetere il livello dall’inizio ogni volta che si muore, il che accade inevitabilmente centinaia di volte.
Intendiamoci: Demon’s Souls è difficile, molto difficile, questo è fuori discussione.
Rispetto al deserto della banalità e di estrema facilità di molti altri giochi, che annullano quasi del tutto il livello di sfida a favore di una maggiore “consumabilità” del prodotto da parte di un pubblico molto, (a volte troppo) variegato, effettivamente Demon’s Souls appare quasi come un miraggio; non richiede al giocatore di premere a caso i pulsanti per sortire mosse spettacolari e devastanti, ma esige cura, concentrazione, pazienza, strategia, pianificazione.
Come si diceva prima, se si muore non esiste scampo e si è costretti a ricominciare il livello da capo; non solo: morendo perdiamo tutte le anime faticosamente conquistate (utili per crescere di livello e potenziare il personaggio, nonché per comprare armi e incantesimi).
Potremo recuperarle raggiungendo il punto esatto in cui siamo precedentemente caduti, ma se il nostro personaggio viene ucciso prima di arrivarci, quelle anime saranno irrimediabilmente perdute.

UN MONDO DI ANGOSCIA
Il mondo di Demon’s Souls non è vastissimo, ma i vari livelli di cui è composto sono maestosi, ben strutturati e riescono perfettamente a rendere l’atmosfera angosciosa, tetra e a volte spaventosa, così da accentuare allo stremo quel senso di precarietà che non ci abbandona per tutta l’avventura, un percorso anche psicologico dove ogni passo può essere fatale.
I nemici all’inizio ci sembreranno insormontabili ma, potenziando con pazienza il nostro alter-ego, acquistando la giusta arma e indossando l’armatura adatta, riusciremo faticosamente ad aprirci la strada anche in situazioni all’apparenza insuperabili; i boss di fine livello vanno affrontatati con strategia, trovando pazientemente il loro punto debole; andare allo sbaraglio come in un God of War qualsiasi è il modo più rapido per morire.
Morendo inoltre ricominceremo il livello sotto forma di anima, e cioè con l’energia vitale dimezzata. Solo sconfiggendo un boss di fine livello o usando un particolare oggetto abbastanza raro, ritroveremo la forma corporea.

BIANCO O NERO?
L'aspetto più interessante di Demon’s Souls è tuttavia la cosiddetta “Tendenza” del mondo e del personaggio.
Spiegarla in una breve recensione è assai difficile, data la complessità della sua gestione e le varie intersecazioni possibili.
Brevemente: all'inizio sia la tendenza di ciascuna delle sei aree in cui è diviso il gioco, sia quella del nostro personaggio, saranno a un livello intermedio, rappresentato dal colore grigio.
Con le nostre azioni potremo spostare le varie tendenze fino ai due estremi Pure White e Pure Black.
Ad esempio, uccidendo un boss di fine livello si modifica la tendenza di quell’area verso il bianco, mentre morire in forma corporea la sposta verso il nero.
Uccidere un personaggio innocuo come un mercante porta la tendenza del personaggio verso il nero mentre eliminare i demoni verso il bianco.
A seconda del colore assunto, ciascuna area subirà delle mutazioni: in un mondo scuro troveremo mostri più difficili da abbattere mentre un mondo bianco i nemici uccisi rilasceranno più anime.
Ma non è tutto: alcune zone e alcune azioni saranno disponibili solo nella tendenza Pure White o Pure Black. Inutile dire che per finire il gioco sbloccando tutti i segreti dovremo portare il nostro personaggio e ciascuna area prima verso un estremo e poi verso l’altro, un’ impresa che ci procurerà non pochi grattacapi.
Ma ci vorrebbero pagine per descrivere esaustivamente tutte le possibilità offerte dalle “Tendenze”, possibilità che diventano ancora più complesse ed intricate nella modalità multiplayer online.

Si sarà capito: Demon’s Souls è un titolo che mescola bene elementi action e RPG, un gioco suggestivo e molto impegnativo.
La bellezza dei paesaggi, l’accurato comparto audio (fatto di silenzi, urla e lamenti lontani) e la sensazione di essere continuamente appesi a un filo, concorrono in modo determinate a caratterizzare un senso di immersione molto particolare, quasi unico. Un gioco che fa arrabbiare tantissimo e subito dopo offre grandi soddisfazioni, che si fa amare e odiare, ma che una volta iniziato è quasi impossibile svilire come l’ultima banale avventura già vista.

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di Francesco Di Jorio

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Demon's Souls intro

Cavalieri, fantasmi e un dio drago

L'uomo dietro al videogame

Demon's Souls

Hidetaka Miyazaki, col suo insospettabile sorriso, è la mente dietro all'oscura e punitiva saga dei Souls. Nel 2004 è entrato in From Software - di cui è poi divenuto presidente - per lavorare su alcuni titoli della serie Armored Core, a base di robot customizzabili. Ha poi diretto Demon's Souls (2009) e Dark Souls (2011) di cui è stato anche produttore, mentre nel successivo Dark Souls II (2014) ha solamente supervisionato il progetto.

Medaglie

Medaglia Valore storico

Valore storico

Demon's Souls coniuga vecchie e nuove meccaniche, riportando in auge una certa sfida nei videogiochi e aprendo la strada al più compiuto successore Dark Souls.

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