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Uncharted 3: L'inganno di Drake

Era il Dicembre del 2007 quando Naughty Dog (la software house californiana di casa Sony che ha creato platform di successo come Crash Bandicoot e Jak and Dexter) usciva con Unharted Drake’s Fortune, un action in terza persona con esplorazione alla Tomb Raider e con coperture durante le sparatorie alla  Gears of War.
Il gioco ebbe un buon successo di pubblico e critica, perché era capace di aggiungere all’esplorazione e alla risoluzione degli enigmi un’azione frenetica, ambientazioni realizzate magnificamente, e sequenze in motion capture  degne di una produzione cinematografica.

Fu un bel colpo per casa Sony, che deteneva  l’esclusiva di quella che sarebbe diventata una serie di grande pregio: due sequel al primo episodio (Il Covo di ladri e L’inganno di Drake), un nuovo capitolo in preparazione per Ps Vita (L’abisso d’oro) e un film in lavorazione con (si vocifera) Robert De Niro.
La prima cosa che stupisce, nella serie di Uncharted, è l’impatto visivo delle sue ambientazioni, gli effetti di luce degli scenari, la perfezione nella regia con cui sono diretti i filmati e la fluidità nel gameplay: quando crediamo che la Ps3 ha ormai esaurito il suo potenziale, ecco che una nuova avventura di Nathan Drake impone nuovi standard, sfruttando come mai prima le capacità operative della console Sony.

Uscito nel Novembre 2011, L’inganno di Drake mantiene uno stile narrativo e di gameplay molto simile ai precedenti capitoli: esplorazione e risoluzione di enigmi intervallati da sparatorie contro decine di nemici.
Ad accompagnarci nell’avventura e a dare ritmo narrativo alla storia ci saranno ancora i soliti personaggi comprimari, dall’amico Victor Sullivan alla bella Elena, fino alla conturbante Chloe, conosciuta nel secondo episodio.

I numerosi intermezzi filmati, tutti di grande qualità e ben scritti (con un senso dell’ironia acuto, citazionista e assolutamente inedito per un videogioco), si mescolano in modo non invasivo nel tessuto della trama e trasformano l’avventura in un’ ottima esperienza ludico/visiva, proiettando il giocatore in un contesto cinematografico di altissimo livello (espliciti, a proposito del personaggio di Drake, i riferimenti al modo di atteggiarsi e di avere la battuta pronta tipico di Indiana Jones).

Unico difetto di questo terzo capitolo (e della serie in generale) è forse quello di indulgere a un’ eccessiva semplicità, che rende il livello di sfida quasi inesistente: anche impostando la modalità difficile, le sparatorie non risulteranno mai ostiche; inoltre un salvataggio automatico al minuto garantisce sempre al giocatore la possibilità di ricominciare quasi nel punto esatto in cui si è morti.
Gli enigmi di questo 3 episodio (anche se più complessi e strutturati rispetto al passato) sono pur sempre di facile e di immediata soluzione.

Uncharted 3 è quindi un gioco che va fruito e consumato come un film di intrattenimento, velocemente e senza troppo impegno: ciò che conta, in questo caso, sono le splendide ambientazioni esotiche, realizzate con una cura per il dettaglio assolutamente lodevole, gli inseguimenti frenetici e le fughe precipitose, le sparatorie e una cura particolare dedicata alla realizzazione dei combattimenti corpo a corpo, assolutamente realistici, diversificati e perfettamente integrati nel contesto.
Il livello narrativo di Uncharted 3 infine appare magnificamente strutturato non tanto per quanto riguarda la storia in sé (tipica appendice avventurosa di esplorazione di templi, deserti e città esotiche), ma come al solito per il modo in cui essa viene narrata, con la capacità non secondaria di intrattenere e divertire il videogiocatore/spettatore come pochi altri giochi sanno fare.

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di Francesco Di Jorio

DBGames

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