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Bloodborne

Medaglia Consigliato da GameSearch.it

Bloodborne è un videogioco dark fantasy per PlayStation 4, uscito nel marzo 2015 in tutto il mondo e sviluppato da From Software; è il successore spirituale di Dark Souls e Demon’s Souls.

OSCURITÀ ALL'OCCIDENTALE (MADE IN JAPAN)
Successore, seppur non diretto, di tre videogiochi tetri, violenti e difficili, Bloodborne è altrettanto difficile e ancor più cupo dei suoi predecessori. Il sangue sgorga copioso dai nemici colpiti, inzuppando man mano gli abiti del protagonista, mentre avanza lungo qualche oscuro cunicolo. Il contesto dark fantasy medievaleggiante dei precedenti Souls è stato abbandonato (seppur non del tutto), sostituito da una estetica più urbana e moderna, in cui numerose parti dell’avventura si svolgono in una immensa città tanto bella quanto degradata, o nei suoi immediati dintorni. Inoltre, laddove già i suoi predecessori si ispiravano più al fantasy occidentale che alla tradizione nipponica, in Bloodborne questa direzione è ancor più accentuata: lupi mannari (della tipologia presente nel folklore europeo), tantissime riprese lovecraftiane, un po’ del Dracula di Bram Stoker, qualche pizzico di steampunk e molto altro ancora. Il risultato è quasi sempre sublime, fra ambientazioni magnifiche e decadenti, nebbiose e buie, e nemici orripilanti, degradati, deformi, spesso molto fantasiosi.

VECCHIE E NUOVE MECCANICHE
La base del videogioco non è cambiata, rispetto ai Souls: il giocatore controlla un avventuriero che deve superare una serie di insidie cercando di non morire, perché ogni morte comporta l’abbandono di tutti gli echi del sangue (anime, in passato) in proprio possesso, necessari per salire di livello e acquistare oggetti. Se non si riesce a recuperarli prima di morire di nuovo, essi andranno persi per sempre; a complicare questa situazione tutti i nemici uccisi in precedenza tornano in vita ogni volta che il giocatore viene sconfitto, per cui dovranno essere nuovamente combattuti o aggirati prima di riottenere i propri ‘punti esperienza’. Sono però presenti anche diverse modifiche, rispetto ai precedenti videogiochi di From Software. In primo luogo i combattimenti tendono ad essere più veloci e dinamici, con numerosi avversari in contemporanea da dover sbaragliare, anche se continuano ad essere presenti anche numerose situazioni “uno contro uno”, con singoli avversari molto potenti, specie durante gli scontri coi boss ma non solo. A cambiare sono anche le statistiche potenziabili, ridotte di numero rispetto al passato e in alcuni casi rivoluzionate del tutto, così che accanto ai classici parametri Forza e Abilità (Destrezza, in passato), compaiono i misteriosi Sangue e Arcano, al posto degli scomparsi Magia e Fede. Mutato pure il sistema degli armamenti in maniera radicale. Il vastissimo numero di strumenti offensivi di Dark Souls II viene ridotto e razionalizzato, con una suddivisione fra armi per la mano destra (armi principali) e quelle per la mano sinistra (pistole, torce, lanciafiamme ed altre armi di supporto). Scompaiono del tutto alcune tipologie come gli archi o le piromanzie, e gli incantesimi ora sono oggetti attivabili con un certo numero di proiettili di mercurio. Dove si perde in quantità si guadagna però in duttilità. Ciascuna arma primaria può assumere due configurazioni diverse (bastoni che diventano fruste, lance che nascondono fucili, ecc) ed i potenziamenti utilizzano un sistema di gemme rimuovibili in grado di applicare numerosi bonus differenti.

MISTERO E MORTE DA SOLI O IN COMPAGNIA
Come in passato, anche in Bloodborne è possibile entrare in contatto con altri giocatori, evocandone i personaggi per farsi aiutare in una battaglia, o scacciando invasori determinati ad eliminare il protagonista di quel mondo. Una novità sono invece i calici, strumenti che sbloccano una serie di dungeon pensati prevalentemente per essere affrontati con altri giocatori, e che aggiungono ulteriori luoghi da visitare al già vasto panorama di ambientazioni del mondo ‘normale’. Un mondo che non svela nulla dei suoi segreti, che devono essere strappati dall’oscurità dal giocatore stesso, senza che il gioco lo prenda per mano in alcun modo, come avviene invece in molti titoli coevi. Per quanto alle volte la difficoltà di Bloodborne (e dei Souls) venga esasperata, si tratta effettivamente di un videogioco molto duro, che punisce gli errori e le disattenzioni e che richiede sempre concentrazione, perché anche i nemici comuni possono rappresentare un pericolo mortale, se non affrontati con la dovuta cautela.

Sia per la sua difficoltà, sia per la violenza e cupezza del mondo di gioco, Bloodborne non è sicuramente un titolo per tutti. È però anche un prodotto estremamente affascinante ed impegnativo, capace di catturare per ore e ore con le sfide che offre e la terrificante bellezza del suo oscuro universo. I suoi piccoli difetti (come il ridotto numero di armi rispetto al passato) non ne scalfiscono la granitica, fredda e cupa bellezza.

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di Francesco Toniolo

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Bloodborne trailer

Come combatte un vero cacciatore di belve

L'uomo dietro al videogame

Bloodborne

Hidetaka Miyazaki, col suo insospettabile sorriso, è la mente dietro all'oscura e punitiva saga dei Souls. Nel 2004 è entrato in From Software - di cui è poi divenuto presidente - per lavorare su alcuni titoli della serie Armored Core, a base di robot customizzabili. Ha poi diretto Demon's Souls (2009) e Dark Souls (2011) di cui è stato anche produttore, mentre nel successivo Dark Souls II ha solamente supervisionato il progetto. In Bloodborne è tornato a dirigere il lavoro in prima persona.

Medaglie

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Ottima unione fra un gameplay impegnativo e profondo con un mondo di gioco vasto, meravigliosamente oscuro e carico di fascinazione, con tantissimi pregi in entrambe queste direzioni.

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