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Papo & Yo

Medaglia Pensatore

«A mia madre, mio fratello e le mie sorelle con affetto, con i quali sono sopravvissuto al mostro che risiede in mio padre». Questa è la dedica che apre Papo & Yo – uscito nel 2012 su PlayStation Network e l’anno seguente su Steam – e racchiude al suo interno l’essenza del videogioco.

Vander Caballero è un game designer che non ama definirsi tale, ed è il creatore di Papo & Yo. Dopo un periodo di lavoro in Electronic Arts, Caballero si è discostato dal colosso produttivo e ha fondato una sua software house (Minority), cercando fondi per lo sviluppo di un particolare videogioco. L’idea era di trasporre in un contesto ludico una vicenda autobiografica estremamente seria: la storia delle violenze subite da un padre alcolista. Un esperimento più unico che raro, in questo ambito, e caratterizzato dal rischio di banalizzare una vicenda così drammatica e sentita. Per fortuna, però, Caballero ha vinto la sua scommessa.

Così inizia il gioco: Quico, il giovane protagonista brasiliano del gioco, si è nascosto per sfuggire al padre, raffigurato tramite un’ombra mostruosa. All’improvviso si apre nella parete un passaggio luminoso, che conduce il ragazzo in un ambiente fantastico. Il giocatore, prendendo il controllo di Quico, si muove fra delle favelas oniriche, accatastate in modi improbabili e ricoperte da bizzarri murales. Il varco di luce è una rappresentazione della fantasia; unico mezzo del bambino per resistere alla violenza paterna è infatti quello di ‘esorcizzare’ il male rivivendolo in maniera traslata. Ed allo stesso modo il videogiocatore percorre questa avventura simbolica, costruita proprio come avrebbe fatto un bambino. Ben presto Quico incontra Lula, il suo robot giocattolo, che qui parla e vola per davvero, e trova anche Mostro. Quest’ultimo è un bestione inquietante ma pacifico e dormiglione, che rappresenta il padre nei momenti in cui non è vittima dell’alcol. Ma quando, invece della frutta, Mostro mangia una rana (simbolo degli alcolici che ricerca con brama), si trasforma in un demone brutale e fiammeggiante, che insegue Quico per aggredirlo. Le vicende di questi personaggi si dipanano fino al toccante finale, che riflette esplicitamente su quanto il giocatore ha vissuto nel corso della sua avventura.

La sperimentazione ed il coraggio di proporre, nel settore videoludico, una storia di questo tipo è già un plauso per il lavoro di Vander Caballero. Ancor più meritevole è constatare come sia riuscito ad implementare queste tematiche senza forzare il genere. L’intera vicenda è stata trasfigurata simbolicamente e concettualmente, per darle una forma videoludica compatibile con le classiche produzioni di avventure fra platform ed enigmi. Viene evitato, in sostanza, il rischio di un gioco troppo ‘intellettuale’, ed anche senza il suo simbolismo Papo & Yo funzionerebbe efficacemente. La costruzione delle favelas oniriche è certamente un suo punto di forza, essendo queste dotate di una bellezza semplice ma diretta. Si è riusciti a riproporre su un piano fantastico una realtà abitativa concreta (e spesso degradante) senza snaturarne la sua valenza. L’impressione è di assistere al sogno di un bambino che cerca di evadere con la fantasia dall’unica realtà che conosce. Efficaci anche le musiche di Brian D’Oliveira, che suggeriscono alla mente un mondo sudamericano fuori dal tempo, proprio come un sogno, o un mito universale. A livello di gameplay si alternano fasi platform alla soluzione di alcuni enigmi di varia natura. Sono tutti elementi piuttosto classici, ma non mancano ancora una volta i richiami all’immaginario fanciullesco, con interruttori che paiono disegnati col gessetto e scatoloni dipinti per fornire indizi sul proseguimento. Non è un prodotto particolarmente longevo né ha bisogno di esserlo, concentrando il suo messaggio in poche – intense – ore di gioco.

Ignorando il suo messaggio autobiografico Papo & Yo è una buona avventura sognante e vivace. Nel suo complesso, invece, è un esperimento audace, che ha avuto il coraggio di portare nel settore videoludico tematiche che già nel cinema e nella letteratura trovano da tempo numerosi riscontri, e lo ha fatto senza forzare o sminuire l’elemento ludico. 

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di Francesco Toniolo

Papo & Yo Papo & Yo Papo & Yo Papo & Yo Papo & Yo Papo & Yo

Trailer mostrato all'E3 2012

Uno sguardo ai paesaggi e ai personaggi di Papo & Yo

L'uomo dietro al videogame

Papo & Yo

Vander Caballero vive in canada e ama definirsi non un designer ma un creatore di videogiochi. Dopo aver lavorato per un breve periodo in Electronic Arts decide di fondare una casa di sviluppo, Minority in quanto non particolarmente convinto delle logiche produttive e consumistiche dei grandi colossi industriali.
In un' intervista rilasciata a La Stampa ha dichiarato: "Quand'ero bambino i videogiochi mi hanno salvato. Mi hanno dato la capacità di sopravvivere a una situazione difficile. Ed è ancora questo il ruolo che i videogiochi hanno per tantissimi ragazzi."

Medaglie

Medaglia Pensatore

Pensatore

Papo & Yo è una metafora, la storia di un ragazzo che cerca di fuggire da un padre schiavo dell'alcolismo.

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PEGI 12 PEGI Violenza - Gioco che contiene scene di violenza

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