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Valiant Hearts: The Great War

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Valiant Hearts: The Great War è un videogioco di Ubisoft rilasciato in digital delivery nel 2014 per PC, PlayStation 4, PlayStation 3, Xbox 360 e Xbox One.

QUALE GUERRA, QUALE GIOCO
Questo titolo è un “videogioco di guerra”, intendendo con tale affermazione che è ambientato al centro di un conflitto, la prima guerra mondiale o Grande Guerra che dir si voglia. Solitamente, però, con una simile espressione vengono definiti degli sparatutto in prima persona o degli strategici. In questo caso invece – ed è la prima ma non più significativa differenza – si è in presenza di una avventura con alcuni piccoli rompicapo da risolvere. Già questa differente modalità di gioco è un segnale di una diversità profonda rispetto a buona parte dei videogiochi ad ambientazione militare: non è il conflitto, con le sue carneficine e l’uccisione dell’avversario ad essere al centro dell’attenzione. 

LO STILE
Mettere in scena un conflitto drammatico come la Grande Guerra, e farlo con uno stile ‘cartoon’ (realizzato con lo stesso engine del fiabesco Child of Light) è una pratica rischiosa. Il rischio di scadere nella caricatura o nel bozzetto è forte. Ubisoft però riesce a gestire al meglio il non semplice progetto, realizzando un prodotto capace di stemperare la rappresentazione del conflitto senza però ridurne il dramma. In questo opere come La vita è bella (1997) di Benigni sono state fonte di ispirazione. Un giusto equilibrio, dunque, fra un eccessivo incupimento ed una riproposizione troppo edulcorata di un simile evento storico. La componente estetica è, peraltro, uno degli aspetti più riusciti del videogioco, ed insieme alla intrigante colonna sonora va a creare un ambiente di gioco ben riuscito ed accattivante.

I DOCUMENTI
Il lavoro di documentazione storica dietro Valiant Hearts: The Great War è apprezzabile. Oltre a riproporre alcune tappe più o meno fondamentali del conflitto, il videogioco esplora anche quella che è la storia degli umili, attraverso lettere, cartoline ed altro materiale d’archivio realmente esistito, dal quale hanno tratto spunto per creare le vicende di questa avventura. In ciascun livello, inoltre, è possibile richiamare una schermata contenente il riassunto dei momenti salienti di quella fase del conflitto, con brevi spiegazioni sulle manovre militari, la vita in trincea e molto altro ancora. Anche i collezionabili sono oggetti storici, talvolta piuttosto curiosi, realmente impiegati all’epoca dai soldati al fronte. Si tratta di un buon esempio di come un videogioco possa “fare storia” anche solo attraverso l’inserimento di semplici ma accurati dettagli dell’epoca.

UNA STORIA DAL BASSO
Come accennato, la vicenda del videogioco nasce a partire da alcune lettere inviate dal fronte ed altri documenti. Questo fatto, come forse è intuibile, porta ad avere due differenti riproposizioni storiche in questo titolo, grosso modo come avveniva per i Promessi sposi di Alessandro Manzoni. Vi è in primo luogo la Storia, con la maiuscola, quella dei grandi numeri e dei potenti, delle folle oceaniche e del conflitto su larga scala. Una sorta di “macrostoria”, che però si presenta veicolata da un differente intreccio di storie, con la minuscola, di singole persone (ed un cane), tutte con il loro vissuto. Una “microstoria” di individui che non colgono, non vivono il conflitto nella sua globalità, ma in una dimensione ridotta, che riguarda le loro vite travagliate. Questa è una lente di ingrandimento, un focus, che lascia sullo sfondo – ma comunque in vista – la grande Storia, spesso impersonale, per offrire invece una più intima e personale dimensione. Anche la presenza del cane non è priva di interesse. Il fedele animale è uno sguardo innocente su un conflitto ed una crudeltà che non riesce a comprendere, è la massima espressione di quella purezza che in fondo tutti i protagonisti del gioco hanno. Non è la gloriosa storia di una vittoria sul nemico, ma una battaglia insensata, spesso incomprensibile, in cui però – nonostante tutto – l’umanità spersonalizzata ritrova in alcuni momenti la forza degli affetti.

SBAVATURE
A fronte di un comparto artistico di gran classe ed una storia ‘difficile’ raccontata con maestria, quello che forse è il punto più debole di questo videogioco è il gameplay. Non vi sono grandi problemi, ma tende a presentarsi come un elemento piuttosto neutro e “mediocre” (nel suo senso più nobile di “nella media”). Gli enigmi, inoltre, sono piuttosto semplici e non presentano una particolare sfida, anche grazie al pronto sistema di aiuti che può essere attivato. Certamente questa duplice semplicità rappresenta un vantaggio, da un lato, perché apre la possibilità di fruire il videogioco anche a persone meno esperte, dall’altro è però innegabile che un livello di sfida appena più elevato, e soprattutto una maggiore varietà di situazioni, non avrebbe potuto che giovare al prodotto.

Eccetto un paio di peccati veniali, il videogioco ha numerosi assi nella manica e può piacere a numerose categorie di persone, grazie alla sua carica emotiva ed alla “bellezza” con cui è riuscito a presentare lo “squallore” della guerra.

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di Francesco Toniolo

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Valiant Hearts: The Great War - Trailer

La prima guerra mondiale si racconta in un videogioco.

L'uomo dietro al videogame

Valiant Hearts: The Great War

Artista e grafico, Paul Tumelaire ha iniziato a lavorare nel settore videoludico con Shaq Fu (1994). In seguito è entrato in Ubisoft, lavorando fra le altre cose a diversi videogiochi di Rayman e a Beyond Good & Evil (2003), divenendo poi Art Director della compagnia. Per Valiant Hearts: The Great War è stato direttore artistico e dei concept, scrittore e direttore del design di gioco.

Medaglie

Medaglia Valore culturale

Valore culturale

Un videogioco storicamente contestualizzato, frutto di un lavoro di ricerca su oggetti d'epoca e documenti come lettere dal fronte, per ricostruire una prima guerra mondiale fra grandi vicende e quotidianità.

Medaglia Pensatore

Pensatore

Uno sguardo 'nuovo' sulla guerra, rispetto a molti altri videogiochi. Esaltazione militare e grandi numeri sono sostituiti da storie personali, in una dimensione intima di uomini e donne comuni, travolti dalla storia.

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