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DJ Boy

Nel 1989 Kaneko ci trasporta a Cigaretch City dove si sta per svolgere una delle più importanti gare di pattinaggio a rotelle. Il protagonista di questo picchiaduro a scorrimento è un giovane ragazzo soprannominato DJ Boy, nientemeno che il più abile pattinatore del momento.
Purtroppo però l’invidia fa brutti scherzi ed il perfido I.B. Kool (capitano della squadra Bad Boyz) pur di vincere la competizione decide di prendere in ostaggio la fidanzata del nostro alter-ego, il quale si vede così costretto ad abbandonare la gara e a sfidare una moltitudine di teppisti per salvare la bella Maria.

TI PIACCIONO I MIEI PATTINI?
Per fortuna DJ Boy è anche un esperto di arti marziali e dunque ci faremo strada (per i cinque livelli di cui è composto il gioco) stampando, sulle facce degli avversari, le ruote dei nostri pattini.
Oltre a nemici numerosi, piuttosto reattivi e (alcuni) decisamente buffi, il gameplay di DJ Boy sfrutta l’idea dei pattini per impreziosire l’azione con ostacoli, precipizi da evitare, nonché alcune sezioni ad “alta velocità”.
Da sottolineare il buon lavoro svolto da Kaneko nell’infondere soddisfazione e divertimento nel giocatore: gli avversari infatti, oltre a sfoggiare diverse smorfie di dolore, vengono sospinti dai nostri colpi trasmettendoci la piacevole sensazione di portare attacchi realmente efficaci.

DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA
Nel parlare del lato tecnico di DJ Boy occorre subito precisare le differenze tra la versione casalinga (disponibile per Sega Mega Drive) e Coin-op.
L’edizione per sala giochi si avvale di una veste grafica tutto sommato apprezzabile, mentre invece la trasposizione per la console della Grande “S” è caratterizzata da numerosi tagli, non solo negli scenari (resi molto più corti ed anonimi) ma anche per quel che concerne il numero di giocatori le animazioni. Se infatti nella versione arcade è possibile giocare insieme ad un amico, questo non avviene nella controparte casalinga; sempre nel Coin-op il DJ Boy può esibirsi in diverse combinazioni di calci, pugni, spazzate e prese, ma non riusciamo a capire per quale motivo nell’ adattamento su cartuccia sia possibile attaccare con un solo tipo di pugno e un solo calcio (volante o laterale).
Come se non bastasse nel passaggio dall’edizione per console giapponese a quella americana (ed europea) scompaiono inspiegabilmente non solo l’introduzione ma anche ulteriori sezioni di gioco.
DJ Boy per Mega Drive aggiunge almeno un pizzico di strategia al gioco: al termine di ogni livello ci ritroveremo in un negozio dove potremo spendere le monete (lasciate dai nemici sconfitti) per ottenere alcuni power-up. Avendo inoltre a disposizione una sola vita saremo portati ad agire con maggiore cautela; con mille dollari potremo comunque acquistare una seconda possibilità anche se  riuscire ad accumulare una tale cifra non è un’ impresa semplice.

La versione arcade di DJ Boy si dimostra un beat’em up tutto sommato apprezzabile mentre l’edizione per Mega Drive riesce comunque a divertire nonostante la scarsa longevità e i numerosi tagli alla parte grafica.

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di Emanuele Cabrini

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