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Alice: Madness Returns

Medaglia Valore culturale

Era il lontano 1998 quando American Mcgee, giovane game-designer, lascia Id-Software (dopo aver collaborato a classici come Doom e Quake) per entrare in Electronic Arts e diventare direttore creativo di un progetto ambizioso: un platform-game basato su Alice’s Adverntures in Wonderland, strampalato romanzo di Lewis Carroll del 1865, reso già celebre al grande pubblico dalla trasposizione cinematografica Disney.

L’universo onirico di Carroll assume però, nelle mani di Mcgee, un sapore gotico e violento, trasformando una fiaba fantastica nel viaggio allucinato di una mente malata: Alice, bambina rinchiusa in manicomio, credendo di essere la causa accidentale dell’incendio che ha ucciso la sua famiglia, tenta il suicidio e viaggia nei sogni del suo subconscio in un paese delle meraviglie devastato dalla tirannia sanguinaria della Regina di Cuori.
Il gioco, uscito nel 2000, pur non proponendo nulla di innovativo in fatto di gameplay (un normalissimo platform 3d), ebbe tuttavia un buon successo di pubblico e di critica, proprio per la sua capacità di creare atmosfere macabre ma nello stesso tempo ironiche, personaggi strambi, dialoghi surreali, e un arsenale di armi folli.
Dopo numerosi rifiuti a Mcgee, che da subito voleva sviluppare un secondo capitolo,  Electronic Arts alla fine si decide, e 11 anni dopo, affida la produzione di un secondo capitolo alla software house cinese Spicy Horse con la direzione creativa allo stesso Mcgee.

Alice: Madness Returns esce a giugno del 2011 per Xbox360 (versione provata) Ps3 e Pc, con tanto di codice per riscattare su Xbox Live o Psn il gioco completo di American Mcgee’s Alice, il primo episodio all’epoca uscito solo su Pc.
Alice è ormai un’adolescente dai lunghi capelli neri e gli occhi verdi: dopo essere stata rinchiusa in manicomio e aver subito numerosi elettroshock vive ora in una specie di orfanotrofio, l'Istituto Houndstich per Giovani Ostinati; ma il peso dei ricordi inconsci relativi alla morte della sua famiglia grava sulla faticosa via della guarigione, e Alice nuovamente si trova a inseguire un gatto bianco per le vie di Londra  e scivolare nel paese delle meraviglie, minacciato questa volta non più dall’odiosa Regina di Cuori ma da un misterioso treno infernale.

Come nel primo episodio, pur non aggiungendo nulla di nuovo, in fatto di gameplay, alla folta schiera dei platform tradizionali (dovremo saltare con abilità su piattaforme sospese, combattere contro schiere di nemici, azionare leve e meccanismi a tempo,trovare oggetti nascosti e altro ancora) Madness Retutn si rivela un titolo avvincente per la sua struttura narrativa, i dialoghi, ma soprattutto per la sua ambientazione.
Diviso in sei livelli molto lunghi, viaggeremo continuamente tra il paese dlle Meravilglie e Londra, tra  realtà e sogno o preferibilmente tra sanità e follia, fino a quando queste due dimensioni saranno tanto mescolate da confondersi. Londra è una città grigia e fumosa, abitata da gente squallida, vicoli sporchi e lugubri  tanto quanto il paese delle Meraviglie è colorato e abitato da personaggi fuori di testa (incontreremo i personaggi classici del romanzo, dallo Stregatto, il Virgilio del nostro viaggio all’inferno, al Cappellaio Matto e la Lepre Marzolina, dal Tricheco alla Regina di Cuori e tanti altri).

Il paese delle meraviglie è quanto di più macabro e allucinante sia forse mai apparso su un videogioco, frutto di una grande inventiva fantastica e della capacità di creare un’atmosfera cupa e alienante. I nemici, anch’essi vari e strampalati, necessitano di una curata pianificazione per essere affrontati (soprattutto se si gioca in modalità “difficile” o “incubo”) con un arsenale di armi variegato (un ombrello come scudo, un macinapepe, una teiera che getta bombe, thé bollente, bombe coniglietto a orologeria e naturalmente la lama vorpale). Inoltre Alice ha la possibilità di schivare gli attacchi nemici tramutandosi in uno sciame di farfalle azzurre; così facendo può inoltre rimpicciolirsi per entrare nei condotti più nascosti.

Disseminati nel mondo di gioco ci sono una gran quantità di oggetti collezionabili, oltre a una serie di stanze con delle sfide particolari che ci permetteranno, se superate, di incrementare la nostra energia vitale.
Inoltre, per spezzare la monotonia del gameplay e renderlo più vario, troveremo anche sezioni in 2d, minigiochi, sezioni in quicke-time event musicale, quiz, e una specie di flipper in cui dovremo controllare la nostra testa in versione bambola.

Pur essendo quindi un titolo dal gameplay non particolarmente innovativo, dalla grafica non eccezionale (eccetto alcuni elementi di animazione, come il vento che scompiglia i lungi capelli neri di Alice in maniera diversa a seconda della direzione in cui soffia) e non particolarmente difficile e impegnativo (anche se piuttosto longevo per il genere), Madness Returns offre un’esperienza coinvolgente e immersiva proprio per la sua ambientazione unica e affascinante, e la sua capacità di creare un’atmosfera che alterna momenti cupi e disturbanti, a momenti comici e ridicoli.

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di Francesco Di Jorio

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Alice: Madness Returns trailer

Il ritorno in un oscuro Paese delle Meraviglie

L'uomo dietro al videogame

Alice: Madness Returns

American McGee è un veterano del settore videoludico dai tempi di DOOM (1993), in cui aveva curato il design di alcuni dei livelli di gioco. Dopo altri lavori nel campo degli FPS, come Quake (1996) ed Hexen (1995), McGee si è dedicato al fiabesco dalle tinte cupe. Suo capolavoro in tal direzione è American McGee's Alice (2000), cui ha fatto seguito anni dopo Alice: Madness Returns (2011), in cui ha diretto la componente creativa ma ha affidato la storia al collega R.J. Berg.

Medaglie

Medaglia Valore culturale

Valore culturale

Forse ancor più dei riferimenti in chiave oscura alle due opere di Carroll, in questo videogioco compare in filigrana la produzione di Charles Dickens, in tutti i momenti di gioco al di fuori del Paese delle Meraviglie. 

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