Credono
nella nostra mission:

Dead Island

A parte l’ambientazione e la sempre verde lotta fantasiosa che vede gli uomini fronteggiare orde di zombie affamati, una delle caratteristiche che ha reso questo Dead Island uno dei titoli più attesi del 2011 è stata la promessa, da parte degli sviluppatori, di proporre un vero survival horror a cavallo tra un action-game e un rpg. I ragazzi della Techland avranno mantenuto la parola data?

NON SI PUO’ MAI STARE TRANQUILLI
La trama non è forse delle più originali: come in un vecchio B-movie, dopo una notte di divertimento e qualche bicchiere di troppo ci risvegliamo nella camera di un lussuoso hotel di Banoi Island. Ma se pensavamo di passare qualche giorno in completo relax ci sbagliavamo di grosso. Ben presto scopriamo che le spiagge sono invase dai non-morti, che i pochi sopravissuti si sono trincerati in qualche bungalow o altri ripari di fortuna, e che, per chissà quale motivo, noi siamo gli unici immuni alla mutazione.
Anche i personaggi (sia quelli tra cui dovremo scegliere il nostro alter-ego, sia quelli non giocanti che incontreremo qua e la) non spiccano certo per caratterizzazione e simpatia. I dialoghi si limitano sempre a delle richieste di aiuto che si tramutano in missioni piuttosto ripetitive: andare dal punto A al punto B per recuperare un oggetto utile (o per azionare qualche aggeggio) ed eliminare o scappare da ogni zombie che si trova lungo il tragitto.

UN VERO SURVIVAL

Ma allora che c’è di buono in questo Dead Island? L’atmosfera è decisamente il punto forte di questo videogioco. Sebbene nei primi momenti passeremo il tempo a frugare tra borse ed armadi (cosa un po’noiosa), una volta mossi i primi insicuri passi sull’assolata spiaggia di Banoi ci renderemo conto di essere veramente in pericolo, soli in un mondo all’apparenza tranquillo, abbastanza vasto e ben realizzato.
Gli zombi sono decisamente credibili e pericolosi (anche più in là nell’avventura) e con il fatto di doversi continuamente procurare risorse per curarsi, riparare, creare o acquistare nuove armi, finalmente si accentua quella sensazione di “survival” che, in alcuni grandi esponenti videoludici del genere horror di questi ultimi anni (vedi i più recenti Resident Evil), era un po’ venuta a mancare.

QUELLA SDRAIO MI IMPEDISCE DI PROSEGUIRE

Dicevamo che le tre grandi aree in cui è diviso Dead Island (la zona del resort e della spiaggia, la città e la giungla) sono suggestive e ben realizzate, molto particolareggiate e di grande atmosfera. Purtroppo però bisogna segnalare la quasi inesistente interazione con i tanti elementi che impreziosiscono gli scenari: se ad esempio alla guida di un pesante carro blindato andiamo a urtare una leggera sdraio, quest’ultima rimane inchiodata al terreno arrestando la nostra corsa come se fossimo andati a sbattere contro un muro di cemento armato. Si tratta di un problema grafico non più accettabile considerate le potenzialità delle attuali console.
Se non ci fossero stati questo e altri piccoli difetti (come ad esempio qualche sporadico pop-up), ci saremmo trovati di fronte ad un’ambientazione ancora più irresistibile.
La componete sonora si difende bene, con un tema musicale che tende a ripetersi ma che comunque non è particolarmente invasivo, e con effetti sonori che amplificano la sensazione di trovarsi in un luogo ampio e pieno di pericoli.

PENSATO PER PIU’ GIOCATORI
Sin dall’inizio si intuisce che Dead Island è stato pensato per essere giocato in compagnia. Infatti le impostazioni di base propongono subito la partita in multiplayer; per poter giocare da soli dovremo prima modificare le opzioni. Inutile dire che con gli amici la tensione viene un po’ meno, ma resta il fatto che massacrare gli zombie in compagnia è comunque divertente.

In fin dei conti possiamo dire che l’esperimento di Techland è riuscito. Infatti, come nei giochi di ruolo, in Dead Island ci sono punti esperienza da acquisire per migliorare le nostre abilità, e tantissimi oggetti (più o meno rari) da trovare per costruire, riparare o migliorare il nostro equipaggiamento. L’azione certamente non manca e l’atmosfera è quella giusta. Senza qualche fastidioso bug (alcuni risolti con una patch rilasciata pochi giorno dopo l’uscita del gioco), con una maggiore varietà nelle missioni, e con una migliore interazione con l’ambiente, si sarebbe potuto parlare di Dead Island come di un titolo davvero senza macchia e sensazionale.
Un buon prodotto, comunque consigliato a chi è stanco dei soliti survival.

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di Emanuele Cabrini

DBGames

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