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Dishonored

Versione Xbox 360 - Dishonored

Sviluppato da Arkane Studios e pubblicato da Bethesda (questo ultimo conosciuto principalmente per la serie The Elder Scrolls e i più recenti capitoli di Fallout), Dishonored arriva su PlayStation 3, Xbox 360 e PC nell’autunno del 2012 riscuotendo un buon riscontro da parte di pubblico e critica. Per chi se lo fosse perso, nel 2015 è ucita la versione “Definitive Edition” per PlayStation 4 e Xbox One, che include (oltre al gioco originale) anche tutti i DLC pubblicati.

C’E’ UN PO’ DI HALF LIFE 2
Dopo l’arrivo nei negozi Dishonored è stato etichettato come un videogame in stile dark fantasy e dieselpunk, vale a dire un sottogenere del cyberpunk che focalizza l’attenzione su due cose: un mondo governato da un regime totalitario-tecnocrate e la ricchezza derivata dal petrolio. Con l’unica differenza che nel nostro caso il potere non deriva dall’oro nero ma bensì dall’olio ricavato dalle balene (per certi aspetti in questo videogame si percepisce anche una velata polemica sull’uccisione dei grandi cetacei), possiamo confermare che questo inquadramento è corretto (la presenza di magie e personaggi provenienti dalla sfera paranormale giustifica anche l’elemento dark-fantasy).
A proposito di regime totalitario, i giocatori più attenti noteranno che certe atmosfere, alcune ambientazioni e anche alcune macchine ricordano Half Life 2: non è infatti un caso che Viktor Antonov (art-director del noto capolavoro sviluppato di Valve) sia stato visual director proprio di Dishonored.
Questo videogioco ci porta a vestire i panni di Corvo, ex-guardia del corpo accusato (ingiustamente) dell’assassinio dell’imperatrice. Fuggiti dalla prigione, dovremo aiutare un gruppo di aristocratici ribelli a soffocare il regime e a liberare la città di Dunwall dalla palpabile oppressione e dalla peste (con tanto di evidente contrasto tra il degrado dei quartieri poveri e l’apparente quiete militarizzata di quelli più abbienti).
Nel mondo di Dishonored l’industria incontra il misticismo, e l’ambientazione da sola riesce a “collegarsi” con la mente del giocatore e a sussurargli storie e suggestioni senza l’utilizzo di scene di intermezzo, anche se non si raggiunge lo spessore di opere come il già citato Half Life 2 o Bioshock. Alcuni videogiocatori potrebbero sentire la mancanza (soprattutto chi ama la presenza di una componente narrativa di un certo spessore) di un maggiore focus sui personaggi, quasi sempre relegati a individui con cui scambiare brevi battute soltanto per ricevere nuove missioni; ci vengono qui in aiuto tanti codex (documenti che ci spiegano i retroscena), ma sappiamo che sono pochi i giocatori che si prendono la briga di leggerli. Da qui l’intuizione che Dishonored sia un titolo che vuole catturare l’utenza prevalentemente con il gameplay: un peccato, dato che l’atmosfera c’è e avrebbe potuto essere indimenticabile.

E ANCHE UN PO’ DI DEUS EX
Per quanto riguarda la parte giocata (sempre con visuale in prima persona) per portare a termine le missioni Dishonored ci permette quasi sempre di scegliere tra un approccio furtivo (spiare i nemici, trovare vie nascoste ecc.) o uno scontro diretto. La scelta va in base ai gusti del giocatore, ma fin da subito ci viene precisato chiaramente che se decideremo di affrontare direttamente gli avversari e di ucciderli “andremo incontro ad un finale più cupo”: la tentazione di dare sfogo alle nostre abilità stealth sarà quindi maggiore.
Le possibilità di approccio sono dunque molteplici, grazie anche ai poteri sovranaturali di cui entreremo presto in possesso, nonché al lavoro del game designer Harvey Smith, piuttosto rodato con i videogiochi che prevedono differenti approcci per raggiungere gli obiettivi (ha infatti curato titoli del calibro di Deus Ex e Deus Ex: Invisible War).
In entrambi i casi il gameplay è molto buono ed in linea con gli standard attuali. Se sceglieremo un approccio furtivo ci metteremo molto più tempo per portare a termine le missioni (precisiamo inoltre che, talvolta, alcuni incantesimi che dovrebbero darci una mano non sembrano avere il giusto effetto); se invece decideremo di affrontare fisicamente gli avversari potremo liberarci abbastanza velocemente di loro con coltelli, armi da fuoco e altro ancora.

STILE SI’ MA POCHI DETTAGLI
Tecnicamente Dishonored ha uno stile grafico particolare, con texture che non brillano di certo in quanto a risoluzione (all’inizio ci ha fatto storcere un pochino il naso): i dettagli sono un po’ scarsi, ma alla lunga il design delle ambientazioni e buona giocabilità sanno farsi perdonare. Buono anche il sonoro con la completa localizzazione (testo a video e audio) in italiano.

E LA DEFINITIVE EDITION?
Come già accennato, la Definitive Edition di Dishonored è disponibile per PlayStation 4 e Xbox One da fine Agosto 2015. Considerate le potenzialità delle due piattaforme, ci saremmo aspettati un miglioramento generale della qualità grafica, ma purtroppo le differenze con la versione Playstation 3 e Xbox 360 non saltano all’occhio (le texture a bassa definizione dei manifesti - per fare un esempio - ora non sono più perdonabili in un prodotto di fascia alta).  Questa edizione potrebbe quindi interessare solo a chi è davvero curioso di provare questa nuova ip e di portarsi a casa in un solo colpo anche tutti i DLC usciti.

Dishonored è un capolavoro mancato. Certamente un bel prodotto (soprattutto per chi ama i videogiochi di azione che offrono la possibilità di scegliere tra diversi approcci per portare a termine le missioni), ma uno sforzo maggiore nel rendere un pochino più preponderante la parte narrativa, i dialoghi, la psicologia dei personaggi, lo avrebbero reso un titolo capace di trasmettere qualcosa in più.

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di Emanuele Cabrini

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Dishonored gameplay

Uno sguardo all'ambientazione e alle tecniche di Corvo.

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