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Dragon Age II

Un anno e mezzo dopo la pubblicazione di Dragon Age: Origins, titolo che ha lasciato il segno nel variegato mondo dei Gdr occidentali, gli sviluppatori di BioWare hanno serrato i tempi per uscire al più presto con un secondo capitolo, che se in termini di storia ha poco a spartire con Origins, mantiene del suo predecessore il gameplay, i dialoghi a scelte multiple, lo stile dei combattimenti in tempo reale e la gestione delle classi e degli oggetti.
Gli sviluppatori canadesi (forse i migliori insieme a Square-Enix per quanto riguarda la realizzazione di giochi di ruolo, basti pensare alla saga di Mass Effect)  hanno tra i loro punti di forza la capacità di inventare storie mature e ben congeniate, concedendo sempre al giocatore, come nei vecchi libri-game, la possibilità di essere l’artefice dell’evolversi delle situazioni.

La storia di Dragon Age II, uscito a Marzo del 2011 su Ps3 (versione provata), Xbox360 e Pc, copre un arco di tempo di dieci anni, con continui sbalzi tra presente e passato: infatti tutta la nostra avventura è il lungo racconto che il nano Varric fa all’inquisitrice Cassandra sull’ascesa al potere del campione di Kirkwall e sul successivo scoppio della guerra civile.
Impersonando Hawke, il futuro eroe, iniziamo la nostra avventura mentre insieme alla nostra famiglia scappiamo dal villaggio natio devastato dalla prole oscura del Quinto Flagello; la  storia di questo secondo capitolo inizia quindi parallela alla fine del capitolo precedente, anche se le vicende dei due episodi si sfiorano solo marginalmente.
Insieme alla nostra famiglia, troviamo protezione da un nostro zio nella città portuale di Kirkwall. Passa il tempo, il flagello viene annientato (grazie all’epica battaglia che conclude Origins) e lentamente cominciamo ad ambientarci nella città, a conoscere gente, a farci strada.

Notevole è la capacità dello script di creare un ambiente cittadino dinamico e credibile, con una grande varietà di traffici e di classi sociali ben caratterizzate: gli elfi cittadini costretti a vivere in un ghetto, i nani con i loro affari, i mercanti, i templari che tengono sotto controllo i maghi, la chiesa ecc. Svolgendo missioni e conoscendo nuovi alleati che si uniranno alla squadra (ognuno con la sua classe e le abilità specifiche tipiche dei giochi di ruolo: i maghi che padroneggiano gli incantesimi, i templari abili con la spada, i ladri furtivi, gli elfi abili con l’arco, ecc) trascorriamo gli anni, accrescendo la nostra fama; ma una nuova più oscura minaccia si profila all’orizzonte…

Rispetto a Origins, in Dragon Age II gli sviluppatori di BioWare hanno scelto di impostare un sistema di combattimento incentrato più sulla velocità d’esecuzione dei colpi che sullo studio strategico dei nemici sul campo di battaglia. Inoltre qualche differenza è riscontrabile nella gestione dei menù, con la possibilità di integrare le nostre capacità di combattimento con un sistema di potenziamento ad albero.

Dragon Age II poteva essere un’avventura epica e invece paga il prezzo di presunti taglia di budget e del dimezzamento dei tempi di lavorazione, che hanno costretto gli sviluppatore ad accelerare i tempi e uscire con un prodotto con alcuni difetti: a parte qualche bug, la nota più stonata del gioco è sicuramente la ripetizione degli ambienti e delle textures, inaccettabile per un gioco di ultima generazione, anche se molto longevo e complesso.
Ci capiterà quandi di attraversare un dungeon in una missione e poi, durante un’altra missione e da un'altra parte del mondo, ritrovarci a esplorare lo stesso dungeon, solo infestato da nemici diversi, e questo vale per moltissimi ambienti del gioco, caverne, catacombe, templi. Anche le stesse case della città hanno al loro interno una limitata gamma di differenziazioni.

In sostanza, di fronte a una gran quantità di missioni (le missioni secondarie sono numerosissime e ben si integrano nella complessità della storia principale) abbiamo a disposizione un mondo di gioco ripetitivo,poco innovativo e piuttosto scarno.
Dragon Age II presenta quindi una grande narrazione non supportata da un comparto tecnico all’altezza: i nostri alleati, con i quali, (come nel primo episodio) possiamo intrecciare relazioni basate su amicizia o antipatia, (fino a  vere e proprie relazioni sentimentali e sessuali) hanno ognuno una storia che li caratterizza, oltre alla vasta gamma di armi e abilità particolari della classe di appartenenza.
Un gioco che, visto il successo di pubblico e critica del primo episodio, e data la indiscussa abilità del marchio Bioware, ha lasciato in molti con l’amaro in bocca.

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di Francesco Di Jorio

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