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Dragon Age: Origins

Medaglia Pensatore

Definito dagli stessi sviluppatori l’erede spirituale di Baldur’s Gate, Dragon Age: Origins è un GDR lungo e complesso, con ambientazioni tortuose e vastissime, centinaia di combattimenti, decine di oggetti e magie, armi e armature, missioni secondarie ad ogni angolo, una decina di personaggi giocabili, pianificazioni strategiche in ore e ore di dialoghi personalizzabili attraverso scelte di ordine morale.
Questa premessa per dire: Dragon Age: Origins, disponibile per Xbox 360, Playstation 3 (versione provata) e PC, non è un gioco per tutti.
Chi cerca un intrattenimento videoludico di qualche ora spensierata alla settimana, o chi per scelta o necessità può dedicare alla console solo pochi ritagli di svago, meglio che si astenga dall’iniziare un’avventura simile, tanto avvincente e immersiva da creare dipendenza

Che i ragazzi di Bioware hanno preparato le cose in grande lo si vede già dal prologo: dalla decisione cioè di sviluppare sei incipit completamente diversi di due/tre ore ciascuno, a seconda della razza scelta (umano, nano, elfo) e della classe di appartenenza (mago, guerriero, ladro).
Come se non bastasse, nel corso del gioco saranno disponibili ulteriori specializzazioni per noi e per ciascuno dei personaggi che ci accompagnano nell’avventura (tutti giocabili e personalizzabili): per esempio, se all’inizio possiamo scegliere di essere un mago di razza elfica, nel corso del gioco potremo scegliere se diventare un Templare (mago al servizio della chiesa) o un Mago del Sangue (mago ribelle inviso alla Chiesa). Ogni classe avrà ovviamente le proprie magie, armi e armature.

Comunque la si giochi, la nostra strada ci porterà inevitabilmente a diventare, nostro malgrado e dopo una pericolosa prova di iniziazione, membro dell’Ordine dei Custodi Grigi, un nobile ordine guerriero  deputato a combattere la Prole Oscura.
Eh si, perché immensi eserciti di schifosi esseri di ogni tipo stanno di nuovo uscendo dalle profondità della terra per creare scompiglio, guidati dal temibile Arcidemone. 
Nostro compito è quello di arruolare i più forti guerrieri per la nostra causa, (vagando tra città, villaggi, foreste degli elfi, rovine antiche, paludi, torri dei maghi, labirinti sotterranei), stringere alleanze e accordi (tra due fazioni in conflitto l’alleanza con una parte comporterà inevitabilmente la guerra con l’altra), occuparci della politica ingarbugliata dei vari regni, soddisfare le richieste anche molto divertenti di gente più o meno bizzarra che incontriamo durante il viaggio (le numerose missioni secondarie oltre a dare esperienza, soldi, oggetti rari, spezzano anche il ritmo e la tensione del nostro compito principale) e pianificare infine con grande strategia l’assalto finale (una delle battaglie più epiche e complesse mai viste in un videogioco).

Inutile dire che, come già i ragazzi di Bioware ci avevano abituato nell’ottimo Mass Effect, ogni dialogo porterà a compiere scelte di ordine strategico e morale, scelte con cui cambieremo anche radicalmente lo sviluppo della trama, decideremo o eviteremo una battaglia, ci faremo amici o nemici, decideremo i rapporti e gli umori all’interno del gruppo (un nostro personaggio può anche stancarsi di noi e decidere di lasciarci).
Ovviamente i personaggi della squadra sono talmente diversi tra di loro che è impossibile accontentare tutti nello stesso tempo.

Dragon Age: Origins è un GDR che ha tutte le caratteristiche del  gioco di ruolo classico di stampo, per così dire, occidentale  (come forse negli anni passati ci ha abituato più il Pc che le console) ed è quindi adatto solo al videogiocatore che ha tempo e voglia di spendere una cinquantina di ore in un altro mondo a combattere schiere e eserciti e ovviamente ad uccidere giganteschi draghi.
Buono il comparto tecnico, la caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti, bellissima l’illuminazione, ottima la qualità dei dialoghi, abbastanza ostici alcuni combattimenti che prevedono una certa capacità di pianificazione strategica. Infine ottima la colonna sonora, con un pezzo in esclusiva, scritto apposta per il gioco nientemeno che dai 30 Second To Mars.

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di Francesco Di Jorio

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Dragon Age: Origins - Sacred Ashes Trailer

Il Custode Grigio affronta i nemici insieme a tre dei suoi compagni

L'uomo dietro al videogame

Dragon Age: Origins

Nell'industria videoludica dal 1997, Mark Darrah è un veterano nel campo dei giochi di ruolo. Il sistema di combattimento di Baldur's Gate (1998) è stato in buona parte programmato da lui, ed in seguito ha lavorato a numerosi altri titoli BioWare, come Neverwinter Nights (2002) e Jade Empire (2005). Forte il suo contributo alla saga di Dragon Age, in quanto è stato project director e/o executive producer di quasi tutti i capitoli, i DLC e le espansioni della saga.

Medaglie

Medaglia Pensatore

Pensatore

Al pari del suo "cugino sci-fi" Mass Effect, questo videogioco pone il giocatore di fronte a tematiche forti e scelte non scontate, intorno alla religione, lo sfruttamento, la paura del diverso e molto altro.

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