Credono
nella nostra mission:

Fallout 3

Medaglia Pensatore

Cosa accadrebbe se nel mondo scoppiasse un conflitto talmente grande da degenerare nella più totale e incontrollata distruzione? Come sarebbe la Terra se fosse vittima di una serie di esplosioni nucleari capaci di spazzar via in un attimo intere città e foreste, lasciando solo polvere e silenzio? E se per caso qualcuno riuscisse a scampare alla tragedia, che mondo si ritroverebbe davanti agli occhi? A queste simpatiche domande risponde a gran voce Bethesda Softworks con il suo apocalittico lavoro: Fallout 3.

E ADESSO DOVE VADO?
Così come nella vita reale anche la nostra avventura inizia in fasce, al sicuro da tutti i problemi, confortati dalle amorevoli cure di nostro padre. Muoviamo i primi e insicuri passi in una cabina di metallo dove appeso alla parete c’è un quadretto con alcuni versi tratti dall’ Apocalisse; versi che nostra madre (di cui non abbiamo memoria) amava tanto. Ma l’infanzia scorre via veloce ed in men che non si dica ci ritroviamo grandi. C’è però qualcosa che non quadra: essere adulti non significava anche essere liberi? Eppure, se da piccoli eravamo confinati in una stanzetta, ora le cose non sono molto cambiate: insieme ai nostri amici siamo prigionieri di una grande scatola di metallo (per giunta sottoterra) chiamata Vault 101.
E che dire poi del futuro? Possibile che è solo il risultato di un banale test di cinque minuti a decidere quale sarà il nostro ruolo all’interno di quell’utopia ferrosa che chiamiamo casa? Alla fine del questionario saremo un semplice parrucchiere o un ingegnere della manutenzione?
Ad ogni modo non preoccupatevi: la nostra esperienza nel Vault (che funge da tutorial) finirà presto a causa di alcuni imprevisti che ovviamente non sveliamo.
Una volta aperta la grande porta del Vault il sole abbaglierà per la prima volta gli occhi del nostro alter-ego; di fronte c’è una landa arida e semi distrutta di cui in passato avevamo solo sentito qualche voce: la Zona Contaminata.
“E adesso dove vado?” Questa è la prima domanda che ci poniamo una volta catapultati nel vasto mondo di Fallout 3. Con noi abbiamo solo il Pip Boy (un computer da polso dal design anni 50’) e qualche misera risorsa. Bisogna a questo punto dire che i ragazzi di Bethesda sono stati molto abili nel farci sentire disorientati:  il nostro sguardo guarda assai lontano ma non scorge anima viva e le nostre orecchie ascoltano il silenzio… inquietante. A un certo punto sentiamo una “marcetta” militare (stile primi ‘900) provenire dalla radio inclusa nel nostro inseparabile Pip Boy e così, con un po’ di coraggio, ci incamminiamo con circospezione nella Zona Contaminata, alla scoperta di un mondo a noi sconosciuto.
Fallout 3 vanta una sceneggiatura attenta e studiata nei minimi particolari, capace di raccontare parte della storia senza necessariamente ricorrere ad un narratore: le strade impraticabili e le case diroccate e distrutte, le auto bruciate ancora ferme al distributore di carburante, i corpi decomposti sui sedili di un autobus o dietro il bancone di un bar, lasciano perfettamente intuire la drammaticità di quanto accaduto in passato.
Anche la scelta cromatica fa la sua parte: il paesaggio soleggiato e carico di sfumature gialle unito alle rocce, alla sabbia, alla polvere e ai tronchi d’albero bruciati aumentano il senso di inospitabilità della Zona Contaminata. Per contrasto abbiamo una Washington DC dalle tinte blu e grigie che con le sue strade claustrofobie pervade il giocatore di strani presagi, come se il pericolo fosse dietro ogni angolo.

E’ UN MONDO DIFFICILE …
Come ogni gioco di ruolo che si rispetti, anche Fallout 3 ha la sua buona dose di statistiche che caratterizzano il nostro personaggio (di cui sceglieremo sesso e fattezze tramite un comodo editor). Potremo via via implementarne le  capacità scegliendo tra diverse abilità (alcune delle quali piuttosto singolari) ma per evitare di arrivare ad avere personaggi “super potenti” non sarà possibile crescere oltre il ventesimo livello; così si mantiene costante per tutta l’avventura il senso di vulnerabilità ed insicurezza che proveremmo vivendo in un mondo post-apocalittico.
Altra scelta azzeccata da parte degli sviluppatori è la gestione delle risorse: a differenza di molti giochi dove in genere è piuttosto semplice accumulare ricchezze ed avere un inventario degno di un iper-market, qua le cose vanno diversamente. Medipack, tappi (moneta di scambio), cianfrusaglie per assemblare e riparare armi e altre cose utili tendono comunque a scarseggiare e  quindi impareremo presto che sopravvivere in Fallout è tutt’altro che una passeggiata.
Per quel che riguarda il sistema di combattimento ci sono due possibilità: la prima è giocare in tempo reale come in un qualunque FPS; la seconda si avvale del sistema S.P.A.V. Sebbene prima dell’uscita del gioco questo metodo aveva suscitato qualche perplessità, alla fine si rivela invece uno strumento utile, divertente e ben calibrato, che rende i combattimenti più strategici e coreografici (perché alla fine anche l’occhio vuole la sua parte).

Per concludere possiamo affermare che Fallout 3 è un ottimo titolo, che cattura l’attenzione grazie alla sua sceneggiatura e che pone da subito il giocatore di fronte a scelte morali non indifferenti (voi che fine farete fare a Megaton?). Forse un difetto del gioco è allo stesso tempo uno dei suoi pregi: come già accaduto per Oblivion, il mondo è talmente vasto e le missioni secondarie sono così numerose, che alcuni giocatori potrebbero rischiare di allontanarsi troppo dalla quest principale (che dura circa una ventina di ore) esaurendo così l’interesse nel completare l’avventura. Ma questa è solo una delle tante decisioni difficili a cui verremo sottoposti. E poi diciamolo: girare per la Zona Contaminata ascoltando alla radio uno che canta “ I don’t want to set the world on fire” non ha prezzo.

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di Emanuele Cabrini

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Introduzione e tema musicale

Fallout 3 si apre con l'ironica I don’t want to set the world on fire degli The Ink Spots.

L'uomo dietro al videogame

Fallout 3

Todd Howard nasce nel 1971 in Pennsylvania, America, dimostrando fin da ragazzino una profonda passione per i videogiochi, in particolare per Wizardry e Ultima 3, che considera i titoli che hanno ispirato le sue opere.
Todd inizia a lavorare per Bethesda Softworks nel 1994, occupandosi della realizzazione di un gioco ispirato a Terminator. Ben presto però, considerate le sue capacità, viene inserito nel team di sviluppo di The Elder Scrolls, serie di cui prende le redini a partire dal terzo episodio (Morrowind, 2002).
Si è distinto inoltre come game director di Fallout 3; la celebre rivista inglese GamePro lo ha inserito nella classifica dei "Top 20 Most Influential People in Gaming".

Medaglie

Medaglia Pensatore

Pensatore

Il mondo post-nuclare di Fallout 3 non solo invita a riflettere sulle conseguenze di un olocausto ma anche, attraverso un sistema di scelte morali, su diversi aspetti della storia dell'umanità e su tematiche sociali.

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