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nella nostra mission:

Fallout: New Vegas

Uscito nell’ottobre 2010 per Playstation 3 (versione provata), Xbox 360 e Pc, sviluppato da Obsidian Entertainment  e pubblicato da Bethesda Softworks (autori del terzo capitolo), New Vegas non è il seguito di Fallout 3, anche se utilizza lo stesso motore grafico, gameplay, gestione dei menù e stile di combattimento, struttura delle missioni e editing del personaggio.
Come tutti i capitoli della saga, le vicende si svolgono nel mondo post-apocalittico derivato dalla guerra tra Stati Uniti e Cina del 2077 che ha prodotto un olocausto nucleare e l’estinzione della società organizzata.

Il filmato iniziale porta subito al centro dell’azione: il nostro alter ego è un corriere espresso, aggredito di notte da uno strano personaggio con una giacca a scacchi.
Dopo averci rubato la  merce che dovevamo consegnare (una strana fiche con la scritta Lucky 38) veniamo lasciati in un cimitero; salvati dalla tomba da uno strano robot poliziotto, siamo condotti in fin di vita e senza memoria in una vicina città, dove un medico generoso ci rimette in sesto.

Le vicende di New Vegas (di cui non si rivelerà nient’altro) si svolgono nel 2280, tre anni dopo quelle di Fallout 3, in una società strutturalmente più complessa e organizzata.
In questo nuovo capitolo della saga ci spostiamo dalla costa orientale a quella occidentale degli Stati Uniti: la regione del  Mojave,  zona desertica della California settentrionale, e il deserto del Nevada,  che circonda la vecchia città Las Vegas, ribattezzata New Vegas.
Questa vasta area nel complesso è stata meno contaminata dalle radiazioni della catastrofe nucleare: il cielo è azzurro e attraversato da nuvole, ci sono piante, fiumi e laghi d’acqua non radioattiva, un’enorme diga e una centrale solare che producono energia elettrica.
La luce verdognola e malata, la desolazione e il senso di morte che prevalevano nella zona contaminata intorno a Washington, lasciano quindi il posto a un’ambientazione più ricca e varia: alle zone desertiche di sabbia e cactus si alternano montagne con folte pinete, ai canyon di rocce rossastre un fiume immenso di acqua pulita che taglia da nord a sud tutta la parte orientale della mappa, mentre nella zona settentrionale le colline diradano in campi coltivati a granturco e fattorie.
La città di New Vegas, in gran parte distrutta, è molto più contenuta e razionale rispetto alla labirintica e confusionaria Washington: le aree chiamate Eastside e Westside si sono auto-organizzate in una forma embrionale di società, mentre invece il Freeside rimane un luogo anarchico gestito da bande rivali; la Strip, la via centrale dei casinò, spettacolare di notte per il tripudio di insegne luminose e luci lampeggianti colorate, è una zona ad accesso limitato controllata dal signor House e dai suoi Securitron (robot poliziotti).

Il misterioso signor House ha concesso a tre famiglie la gestione del business del gioco di azzardo: troviamo allora la famiglia criminale degli Omerta alla guida del Gomorrah (casinò in stile harem orientale in cui più che il gioco è praticata la prostituzione in ogni sua forma e perversione) l’inquietante e misteriosa famiglia della White Glove Society a capo dell’ Ultralux (casinò aristocratico e super lussuoso, con tanto di piscina interna e sauna) e la famiglia dei presidenti a gestire il The Tops.
Il signor House da parte sua se ne sta chiuso nel Lucky 38, un casinò altissimo a forma di torre,  inattivo e silenzioso da più di duecento anni, tanto che la  reale esistenza del suo proprietario è un mistero che nessuno conosce fino in fondo (e che toccherà a noi svelare).
Oltre alle bande di New Vegas, nella regione del Mojave prosperano e si fanno la guerra numerose fazioni, ognuna con una sua particolare caratterizzazione fatta di simbolismi, obiettivi e  missioni.
L’RNC, la Repubblica di Nuova California, rappresenta la realtà più simile a un governo nazionale,  con un esercito e un presidente, e con l’obiettivo di riunificare e strutturare una società nel caos.
La Legione di Caesar invece persegue con violenza una guerra imperiale alla conquista del territorio utilizzando le fascinazioni dell’antica Roma, dalla tuniche agli accampamenti,  dalle schiavitù alla crocifissione dei nemici.
I Seguaci dell’Apocalisse sono una setta con lo spirito ambizioso di portare pace e solidarietà aiutando le persone in difficoltà, mentre i Great Kan, simili a una tribù di pellerossa, sono dediti ai traffici illeciti di droghe; ci sono poi i  Boomer, che da anni vivono isolati in una vecchia base aeronautica e che sparano a vista a chiunque osi avvicinarsi al loro territorio, e ancora i demoni, i supermutanti e i ghoul (già conosciuti in Fallout 3), oltre alla gente comune disseminata nei numerosi paesi e villaggi in stile western, dai  minatori  ai mercanti delle compagnie commerciali.

Questa lunga digressione rende l’idea della complessità figurativa e concettuale che fa da struttura all’organizzazione del mondo di New Vegas: nel nostro viaggio dovremo appoggiare fazioni o farci degli amici a scapito di altri, scegliere la nostra strada all’interno di una strategia complessa fatta di intrighi, scelte morali, guerre e politica. Ogni fazione avrà, a seconda di come ci comportiamo, una valutazione più o meno positiva del nostro operato.
In un' unica avventura sarà quindi impossibile portare a termine tutte le missioni previste:  aiutare per esempio l’RNC ci renderà nemici della Legione di Caesar e di conseguenza questi ultimi, invece di affidarci missioni, tenteranno di ucciderci non appena ci avvicineremo ai loro accampamenti.
Avremo inoltre la possibilità di portarci dietro dei compagni, ognuno con caratteristiche peculiari, abilità accessorie e una storia personale da portare a termine.
Di fronte a un gioco con una solida e avvincente struttura narrativa è opportuno però mettere in luce i punti di debolezza e alcune criticità che lo contraddistinguono.

Il motore grafico e il gameplay, la gestione dei menu e dei combattimenti sono gli stessi di Fallout 3; nessuna novità quindi da questo punto di vista, tranne una modalità hardcore da attivare all’inizio del gioco (e disattivare a piacimento), che innalza il livello di sfida in modo abbastanza ostico, rendendo necessarie, al fine della sopravivenza, azioni come dormire, mangiare e bere regolarmente.

Nei casinò si può cambiare il denaro in fiches e giocare a Black Jack, alla Roulette o alle slot machines, ma tali espedienti risultano ridondati e ripetitivi, talmente poco avvincenti e utili da non spingerci a perdere ulteriore tempo; anche il Caravan (un minigioco di carte che è possibile ingaggiare con alcuni persone che incontreremo durante l’avventura) risulta, dopo averne compreso il funzionamento, un po’ macchinoso, ripetitivo e noioso.

La campagna principale è assolutamente breve e poco avvincente: compensano questa carenza solo le numerosissime missioni secondarie, alcune delle quali davvero divertenti, che garantiscono al gioco una longevità molto elevata. Anche la battaglia finale (di cui non riveliamo i particolari) è assai deludente, a differenza invece dello scontro finale molto ironico di Fallout 3. 

La libertà di esplorazione è continuamente compromessa da fastidiosi rallentamenti, cali di frame rate, una quantità infinita di bugs anche molto fastidiosi (compagni che scompaiono improvvisamente, missioni impossibili da terminare in modo corretto) e da continui crash che costringono a resettare la console.
Da questo punto di vista una maggiore attenzione nella fase di programmazione, ma soprattutto nella successiva fase di testing, non avrebbero fatto male.
E’ quindi riduttivo giustificare tali anomalie come un fastidio accessorio ed è troppo semplicistico dire che in fondo l’immensità del gioco e la sua completa libertà d’azione non vengono pregiudicate da qualche difetto di programmazione (considerando che la pacth rilasciata on-line dagli sviluppatori circa un mese dopo l’uscita del gioco non è assolutamente risolutiva).

Fallout: New Vegas è un’occasione sprecata? In parte sì. Senza nulla togliere all’ ottima struttura narrativa, alla varietà delle situazioni e alla totale libertà di esplorazione,  New Vegas è un gioco che avrebbe meritato di più: una maggiore attenzione nella programmazione non avrebbe compromesso in modo così preminente l’immersività del giocatore in un’ esperienza potenzialmente eccelsa ma in pratica tanto frustrante da diventare in alcuni momenti noiosa.

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di Francesco Di Jorio

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