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Final Fantasy XIII

Due mondi opposti, protetti da oscure divinità: da una parte la città fluttuante di Cocoon, benestante, tecnologica, ordinata e guidata dall’ambiguo governo di Sanctum; sotto di essa  la terra selvaggia di Pulse, violenta e spietata. Gli abitanti del cielo e quelli delle terra, gli uni odiano gli altri, si temono come il peggiore degli incubi. Sullo sfondo si stagliano i Fal’Cie, arcane e onnipotenti divinità, maestose e incuranti, che governano i fenomeni naturali e che possono controllare il destino degli umani manovrandoli a loro piacimento, imprimendo sulla loro pelle un marchio, un occhio che si apre man mano che scade il tempo assegnato per compiere una missione oscura, una missione che nessuno conosce. Questa è in breve la trama da cui ha origine il nuovo attesissimo capitolo della più famosa saga targata Square Enix, disponibile per Playstation 3 (versione provata) e Xbox 360.

LONTANO DALLA TRADIZIONE
Tralasciando le numerose critiche che i videogiocatori più tradizionalisti hanno rivolto a  questo “Tredici” di una saga amatissima, accusato di rompere troppo gli schemi del JRPG più classico a favore di una maggiore linearità e azione, è indubbio che questo capitolo è dirompente in ogni senso. In senso positivo perché la storia è avvincente, lunga e complessa, e ci porterà a incrociare i destini di sei personaggi tutti giocabili e perfettamente animati e caratterizzati. Perché la grafica è ai massimi livelli: i numerosi filmati in motion graphic non hanno nulla da invidiare alle animazioni della Pixar e le ambientazioni sono varie e spettacolari. Perché il sistema di combattimenti in tempo reale (rivisitato rispetto alle sperimentazioni di FFXII) è assolutamente dinamico e divertente, dotato di maggiore complessità e componente tattica.
Durante gli scontri il party sarà composto da tre personaggi di cui uno solo al nostro comando; in ogni momento sarà comunque possibile cambiare la specializzazione (magia, attacco, difesa o guarigione) degli altri due alleati, guidati dall’intelligenza artificiale, influenzando così il loro ventaglio mosse disponibile. Il sistema di crescita dei protagonisti (che più o meno riprende l’ottimo e funzionale modello del decimo capitolo) prevede la possibilità di spendere i punti esperienza attivando dei cristalli posti su un reticolato, specializzando i nostri eroi nelle diverse abilità magiche, di combattimento, di guarigione o di supporto. Bellissima la colonna sonora, vera e propria componete essenziale nei Final Fantasy.

TRA BIANCO E NERO
Per quanto riguarda il gameplay, come si accennava prima, è vero che questo capitolo si discosta nettamente dagli altri FF (sembra lontano anni luce del capitolo VII, capolavoro assunto ormai come necessario paragone dagli appassionati di gioco di ruolo nipponico) per quanto riguarda la sua componente RPG più tradizionale, cioè l’esplorazione libera, i mezzi di trasporto, negozi dove fare acquisti, missioni secondarie varie e diversificate e città piene di gente con cui dialogare.
Bisogna però dire che Final Fantasy XIII si divide in due metà, con l’intento di evidenziare il concetto di contrasto fra mondi opposti: Cocoon è una metropoli pulita, tecnologica e lineare, governata dal regime religioso del Sanctum; l’idea stessa della città evidenzia la linearità dei tragitti e delle scelte.
Pulse, al contrario, è colorata, sanguigna e anarchica. Oltre ad essere molto più vasta, prevede una maggiore libertà di esplorazione (deviando così dalla storia principale), biforcazioni, qualche area segreta, centinaia di mostri (alcuni dei quali giganteschi) e la possibilità di cavalcare i Chocobo. Inoltre Pulse è disseminata di missioni secondarie. Una maggiore varietà di tali missioni avrebbe giovato al gioco, visto che praticamente consistono tutte nel recarsi nel tal logo e uccidere tale nemico. La ripetitività, salvata in parte dalla struttura molto dinamica dei combattimenti (che con gli avversari più ostici diventano tattica pura) è forse la nota più dolente del gioco.
 
Il nuovo gioiello di Square Enix è un gioco a cui basterebbe la sola componete visiva (la spettacolarità di un tramonto su Pulse, o la assoluta perfezione espressiva in uno sguardo di Lightning) per farsi amare. Ma Final Fantasy XIII è molto di più.

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di Francesco Di Jorio

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