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Kingdom Under Fire: Circle of Doom

Kingdom Under Fire: Circle of Doom, sviluppato da Blueside ed uscito nel 2007 su Xbox 360, appartiene ad una saga che ha visto succedersi differenti tipologie di gioco al suo interno: dallo strategico del primo Kingdom Under Fire (A War of Heroes, 2001) per PC alla commistione di azione e strategia dei capitoli su Xbox, fino ad arrivare all’hack n’ slash/GDR dell’incarnazione per Xbox 360.

I SOGNI DI SEI GUERRIERI
Sebbene tutti i sei (cinque più uno sbloccabile) personaggi del gioco facciano lo stesso percorso, lungo l’avventura, ciascuno ha una propria storia personale. Vicende interessanti le loro ma, almeno in una certa misura, incomprensibili per chi non abbia giocato i precedenti capitoli della saga. Alcuni volti noti di Kingdom Under Fire, come il generale Kendal e l’un tempo immortale Regnier, si ritrovano intrappolati nella dimensione oscura di Encablossa, Signore dell’Oscurità. Ogni personaggio ha le proprie – talvolta assai criptiche – missioni personali, ed alcuni di loro possono anche accedere ad aree opzionali e combattere boss segreti. Sempre ciascuno di loro vive sogni differenti quando dorme, ed è in questi momenti che maggiormente si sviluppano le loro trame (eccetto i sogni di Duane, che consistono in duelli a base di insulti e spadate con un rivale per conquistare il favore di una dama).

VERSO L'ARMA PERFETTA
Con minime variazioni, il fulcro del gioco consiste nell’uccisione dei nemici per diventare più forti, in modo tale da poter uccidere ulteriori nemici. Alcune missioni richiedono di eliminare un determinato avversario, e persino l’ottenimento delle abilità speciali ha come requisito differenti serie di annientamenti. Per fare ciò ogni personaggio può equipaggiare contemporaneamente due armi diverse, selezionate fra le tipologie che gli competono. Ad esempio l’elfa Celine ha a disposizione pugnali, stocchi, pugnali da lancio, archi e fionde. La fortuna ed il grinding consentono di reperire oggetti di qualità superiore, ma spetta al giocatore creare attivamente lo strumento di morte definitivo. Uno degli aspetti più interessanti – ed oscuri – del gioco risiede nella sintesi delle armi (ma il discorso si applica anche ad armature e ad anelli), attraverso un sistema alquanto “esoterico” ma capace di regalare grandi soddisfazioni, una volta padroneggiato. Con i giusti oggetti e diversi soldi è possibile decuplicare l’attacco di un’arma e potenziarla con variegati effetti aggiuntivi, dal congelamento ai proiettili multipli. Fondamentale è inoltre la rigenerazione degli SP, consumati da qualsiasi attacco o potere magico, ma dalla ricarica istantanea: un ripristino superiore al valore di SP consumati per colpo consente di attaccare senza interruzioni, in caso contrario occorre dare un ritmo alle proprie combo. Qui una nota dolente, ogni arma ha una sola combo, o al massimo due in base a quale pulsante è stata equipaggiata (questo vale per l’equipaggiamento corpo a corpo; balestre, pistole e simili semplicemente colpiscono a ripetizione). Alla lunga, visto che l’avventura può durare molte ore, è possibile che questa ripetitività venga a noia, tanto più contando che per ottenere oggetti ed incantesimi, o anche solo completare alcune missioni, bisogna ripercorrere più e più volte le stesse aree. Come contraltare va segnalato che le battaglie sono spesso frenetiche ed impegnative, il che può garantire un ulteriore spunto di interesse, così come può esserlo la modalità co-op fino a quattro giocatori. Il gioco inoltre, una volta portato a termine con un personaggio, può essere ricominciato ad una difficoltà superiore, mantenendo livello ed equipaggiamento raggiunti, come avviene anche in titoli come Diablo II, ad esempio. Le difficoltà più elevate richiedono notevoli competenze belliche e soprattutto di crafting, il che può essere tanto uno stimolo quanto un qualcosa di cui scoraggiarsi.

(IN)DISTRUTTIBILE
Un aspetto di Kingdom Under Fire: Circle of Doom che certamente non delude è caratterizzato dalle sue ambientazioni, quasi tutte molto belle e ispirate. L’avventura è suddivisa fra sei “mondi” principali, ciascuno dei quali diviso in più sezioni. La foresta in cui inizia il gioco, ad esempio, ha dei primi livelli molto luminosi e quasi bucolici, per offrire poi ambientazioni notturne, tinte fosche ed una vegetazione degradata. Apprezzabili anche gli scontri con i boss che chiudono i differenti mondi, e che richiedono un approccio un po’ differente per essere sconfitti. Complessivamente interessante il design degli avversari, boss e non, in una processione che alterna mostri fantasy piuttosto classici a creature decisamente più bizzarre e fantasiose. Buone le musiche, anche se il battle theme fa la sua comparsa fin troppe volte. Una menzione a parte merita la distruttibilità dello scenario, sbandierata al lancio del titolo come qualcosa di rivoluzionario; in verità però la situazione è differente. Le armi più pesanti (come il martello di Kendal) possono spaccare l’ambiente circostante, ma che si tratti di rocce, ghiaccio, mattoni o terriccio il risultato sarà sempre il medesimo: un piccolo cratere d’impatto privo di quasi ogni finalità pratica.

Un videogioco destinato a chi non teme (anzi magari apprezza) il grinding, ed è disposto a dedicare molto tempo al prodotto per sviscerarne gli aspetti più interessanti ma anche più nascosti. Per tutti gli altri è un titolo ripetitivo, con una bella grafica ed armi affascinanti, battaglie frenetiche, una storia poco chiara ed un sistema di crafting esoterico.


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di Francesco Toniolo

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KUF: CoD trailer

Battaglie a non finire nella dimensione oscura di Encablossa

La donna dietro al videogame

Kingdom Under Fire: Circle of Doom

Se-In Lee è art director presso Blueside, il team che ha sviluppato Kingdom Under Fire: Circle of Doom, è ha ricoperto tale ruolo anche per questo titolo. Si è occupata del character design e, soprattutto, di conferire al gioco quella sua particolare atmosfera, cupa ma con sprazzi di ironia, che rappresenta uno degli aspetti più avvincenti del prodotto.

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