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Call of Duty: Advanced Warfare

Anche nel 2014 Call of Duty si è dimostrata tra le serie più importanti per il mercato dei videogiochi, non solo per quanto riguarda il giro di affari che ruota attorno al brand, ma anche per la capacità di suscitare un forte senso di attesa: a dimostrarlo ci sono stati il movimento dei fan sulla rete e persino le lunghe code per provare in anteprima il gioco durante i grandi consumer show (come ad esempio l’edizione milanese di Games Week).

HOUSE OF DUTY
Advanced Warfare è un FPS a tema bellico che ci porta nel 2054, in un mondo dove gli Stati Uniti d’America sono ancora in prima linea nella battaglia contro il terrorismo. Come si nota da alcuni video making-of diffusi prima dell’uscita del gioco (qui troviamo un esempio), dal punto di vista narrativo l’obiettivo degli sviluppatori è stato porre l’attenzione sul tema (molto attuale) della proliferazione delle mega-corporazioni militari private, realtà contemporanee che suscitano curiosità ed interesse (per il progresso tecnologico nella corsa agli armamenti) ma anche dubbi morali (essendo aziende non tutti sono concordi nel dire che esse lavorino solo nell’interesse della salvaguardia dell’umanità).
Non a caso l’antagonista principale del gioco è il CEO di una di queste organizzazioni, un personaggio volutamente identico (nell’aspetto e soprattutto nel carattere) a Frank Underwood, politico americano privo di scrupoli protagonista della serie Tv House of Cards, interpretato dall’attore premio Oscar Kevin Spacey.
Anche nel caso si tratti di una semplice trovata di marketing (House of Cards nel 2014 è stata una delle serie per il piccolo schermo più seguite in tutto il mondo), effettivamente l’evolversi della vicenda in Advanced Warfare può far nascere degli interrogativi nella mente del giocatore: fino a dove può spingersi un uomo pur di perseguire i suoi scopi? Il bio-terrorismo è una minaccia reale?
Per contro se escludiamo questo carismatico e subdolo personaggio convinto che la madre di tutte le guerre possa dar vita a un nuovo mondo ordinato (argomento oggi molto trattato anche da romanzi, fumetti e film), purtroppo ci troviamo di fronte (sempre narrativamente parlando) a un prodotto con pochi contenuti, alla solita storia di soldati e mercenari pronti a sacrificarsi pur di concludere una missione. Probabilmente una ambientazione capace da sola di narrare storie e di creare suggestioni anche senza l’utilizzo di sequenze di intermezzo (come in Half Life 2, per fare un esempio) avrebbe dato maggiore spessore e carattere alla vicenda rendendo Advanced Warfare un prodotto da non dimenticare.

MEGLIO IN MULTY
C’è però da aggiungere che la serie Call of Duty già da qualche anno preferisce focalizzare l’attenzione sul gameplay e soprattutto sul multiplayer. La missione in singolo è infatti relativamente breve e procede quasi “su binari”, senza cioè lasciare al giocatore la possibilità di impostare strategie, trovare vie secondarie o scegliere il proprio equipaggiamento preferito. Advanced Warfare è un prodotto fatto per spingere subito il giocatore nell’azione nuda e cruda, spronato continuamente a proseguire dai compagni comandati dall’ intelligenza artificiale (nel caso del single player) o dagli amici (nel caso del multiplayer). L’aver consultato dei veri militari (come vediamo da questo filmato) ha permesso di ricreare fedelmente la sensazione di essere nel mezzo di una battaglia (seppur futuristica); peccato di non avere il tempo per gustarsi le splendide ambientazioni, ma è pur vero che in un ipotetico scontro a fuoco nessuno si fermerebbe ad ammirare l’orizzonte.

TECNICAMENTE APPAGANTE
Ambientare il gioco a metà 21° secolo ha offerto lo spunto per dar vita a qualche arma speciale e a mezzi di trasporto avanzati. Di particolare rilevanza le armature Exo, una sorta di esoscheletro che potenzia le normali abilità umane (ipersalto, iperscatto e altro ancora).
Tecnicamente parlando Advanced Warfare era molto atteso perché è stato realizzato con un nuovo motore grafico che non delude le aspettative: possiamo dire che al momento è uno dei pochi videogame a sfruttare al meglio le capacità di PlayStation 4 e Xbox One (il gioco è comunque disponibile anche su PC, PlayStation 3 e Xbox 360). Il senso di fisicità che trasmette è ottimo, l’azione è sempre fluida, talvolta caotica a causa delle tante esplosioni e sparatorie accompagnate da effetti sonori molto credibili: una sensazione che in questo caso è necessariamente pertinente in quanto assolutamente in linea con il contesto bellico.

Call of Duty: Advanced Warfare di certo non delude chi ha apprezzato i più recenti episodi della serie. Infatti offre un solido comparto multiplayer come cavallo di battaglia, impreziosito questa volta da una nuova ambientazione e da una grafica di nuova generazione.
Un ottimo prodotto per chi è alla ricerca di gioco di pura azione. Si sarebbe però potuto dare maggior rilievo ai temi trattati (il bio-terrorismo e il diffondersi delle organizzazioni militari private) con una storia più attenta, così da accontentare anche il giocatore più maturo che ama lasciarsi trasportare in una vicenda più complessa. A tal proposito il solo emulo di Frank Underwood è assolutamente apprezzabile ma non basta. 


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di Emanuele Cabrini

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Il trailer di lancio

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L'uomo dietro al videogame

Call of Duty: Advanced Warfare

Dopo la laurea presso la State University di San Francisco, Bret Robbins inizia a lavorare nel mondo dei videogame intorno al 1996. Nel tempo lavora su diverse serie di successo (Pandemonium, Legacy of Kain, Dead Space) ricoprendo ruoli differenti, dallo sceneggiatore al game designer.
Per Advanced Warfare è stato creative director e ha cercato di miscelare al meglio ricerca ed evoluzione teconologica per dar vita a una storia fantasiosa ma allo stesso tempo credibile.

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