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Dragon Ball Xenoverse

Dragon Ball Xenoverse – o, in versione abbreviata, Dragon Ball XV – è un videogioco uscito a febbraio 2015, ed è il primo titolo dedicato a Dragon Ball ad essere presente su Xbox One, PlayStation 4 e PC. Il suo sviluppo è stato affidato a Dimps, azienda che già aveva lavorato ai tre Dragon Ball Z: Budokai per PlayStation 2, più altri videogiochi sparsi dedicati all’opera di Akira Toriyama.

IL NUOVO EROE
La linea temporale sta cambiando, a causa di misteriose anomalie comparse in ogni dove. Per evitare deviazioni storiche Trunks, che in questa vicenda si è unito ad una sorta di ‘pattuglia salvastoria’, chiede al drago Shenron di mandargli un guerriero in grado di aiutarlo a ripristinare il flusso del tempo. Il guerriero evocato è l’avatar del giocatore, creato da quest’ultimo all’inizio di una nuova partita, selezionandone razza, sesso e aspetto fisico. Non si tratta di una novità assoluta; si pensi alla Modalità Eroe di Dragon Ball Z: Ultimate Tenkaichi (2011), o pur con forme differenti, a Dragon Ball Heroes (2010), peraltro sviluppato dalla stessa Dimps ed uscito solo in Giappone. Per la prima volta, però, una simile opzione si presenta in maniera diffusa e massiccia in un titolo su Dragon Ball uscito in tutto il mondo. All’appello di Trunks può rispondere un Umano, un Sayan, un Majin, un Namecciano o un membro del “Clan di Freezer”. Ciascuna razza inizia con statistiche e bonus differenti e può accedere ad abilità ed equipaggiamenti unici, anche se buona parte degli accessori e degli attacchi speciali sono alla portata di tutti, una volta sbloccati. Con Dragon Ball Xenoverse chiunque potrà realizzare i propri improbabili sogni, come – ad esempio – la possibilità di creare un “Freezer 2.0” buono, che gironzola con un paio di occhiali da sole e spara kamehameha a raffica. Oppure, perché no, un gigantesco Namecciano crestato con indosso gli abiti del malefico nanerottolo Pilaf. Le possibilità sono notevoli.

(NON PROPRIO) TUTTA UN’ALTRA STORIA
Come accennato, la storia di Dragon Ball così come è nota sta cambiando, e tocca all’avatar del giocatore riportare il corso degli eventi sul giusto binario. Tutto ciò apre la strada ad una sequenza di “what if” che ricordano un poco le storie bonus comparse in precedenti videogiochi dedicati alla serie. Solitamente, nello 'story mode' di questo titolo, il protagonista interviene quando il flusso temporale inizia a deviare, e combatte al fianco degli eroi della storia in modo tale da riequilibrare lo scompenso nel continuum. Un’idea potenzialmente molto interessante, ma purtroppo sfruttata ai minimi termini in più di una occasione. Se in alcuni casi queste deviazioni dal canone portano a momenti perlomeno simpatici (ad esempio col capitano Ginew), in molte altre occasioni la discrepanza si limita alla comparsa anticipata di un nemico, o ad un suo livello di potenza più elevato, e poco altro. Una occasione mancata, perché con un minimo di coraggio o inventiva in più sarebbe stato possibile mettere in scena dei percorsi alternativi molto più intriganti. Anche le “missioni parallele”, ossia una serie di sfide più o meno legate alla trama della serie, non offrono molto di più in tal senso, visto che si presentano come missioni slegate fra loro e sostanzialmente prive di una trama.

IL GRINDING COI PESTAGGI
Dragon Ball Xenoverse non è del tutto un picchiaduro, o almeno non lo è nel senso con cui il termine viene più utilizzato. Questo titolo è forse definibile in maniera più appropriata un gioco di ruolo che ha mutuato le meccaniche dei picchiaduro. Al di fuori delle classificazioni, e di una terminologia d’uso comune talvolta limitante, ciò che interessa comprendere è la tipologia di gioco, e di conseguenza il suo approccio ad esso. Numerosi giochi di Dragon Ball hanno sempre puntato più sulla spettacolarità degli scontri che sul loro bilanciamento, e Dragon Ball Xenoverse non costituisce una delle eccezioni alla regola. Più delle proprie competenze contano le mosse equipaggiate, i bonus degli abiti ed il livello del personaggio, e se già le primissime patch correttive hanno sistemato alcuni degli squilibri più notevoli, di sbilanciamenti dal punto di vista competitivo ne restano non pochi. Al netto di tutto questo, però, la ‘classica’ modalità competitiva dei picchiaduro è soltanto una delle opzioni presenti, e nemmeno la più interessante. Più stimolanti – forse perché più vicine allo ‘spirito’ di Dragon Ball – le caotiche e pirotecniche battaglie a squadre, o le missioni in cooperativa, o anche solo incontrare soggetti improponibili per le strade di Toki Toki City, hub principale del gioco. Per lanciarsi in tutte queste avventure, però, o anche solo per proseguire nel gioco, è anche consigliabile una buona e periodica dose di grinding, in cui ripetere più e più volte le stesse missioni per guadagnare punti esperienza e zeni (denaro), ed al tempo stesso sperare di ottenere qualche nuova abilità o pezzo d’equipaggiamento. Anche sotto questo aspetto è più vicino alla ‘filosofia’ di molti titoli ruolistici nipponici che non al tipico picchiaduro.

Un GDR con meccaniche da picchiaduro e una potenziale vena MMO (se si gioca online); una storia alternativa ma a conti fatti piuttosto canonica ed un editor di personaggi che ha il gusto di un piacere proibito. Lontano dalla perfezione, rimane un prodotto divertente ed ottimo per gli appassionati, oltre ad essere comunque superiore a tutti i videogiochi ispirati alla saga che sono usciti su PlayStation 3 ed Xbox 360. Intrigante e longevo, una volta preso col giusto spirito.

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di Francesco Toniolo

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Dragon Ball Xenoverse Trailer

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